
Non potete immaginare la sensazione che abbiamo provato a scartare le prime scatole, ritrovando l’odore della nostra lussuosa macchina del caffe’ e quello delle ciabatte di Luigi, gli scarabocchi di Luce, i bicchieri unti dalla salsedine presa sull’oceano, il narguile' di Nabil, il ricettario in triestino di Antonella e tutti i nostri libri, che dentro le fiammanti Billy comprate sabato scorso da Ikea le fanno quasi scomparire e formano sulla parete un mosaico coloratissimo… insomma, si ricompone il tanto sospirato quadretto e possiamo dire, dopo qualche mese di rodaggio, di partire per la nostra avventura in America con un buon punto di riferimento.
La nostra casetta vittoriana un po’ decadente ed un po’ country e’ molto piu’ bella di quanto avrei potuto prevedere, e anche se gli americani in genere questi posti urbani “antichi” li snobbano e li lasciano agli europei, ai pseudo-intellettuali (i vicini della casa di sinistra, ma lui potrebbe anche essere un militare reduce dalla guerra del Vietnam… per ora l’ho solo visto con delle innocue canne da pesca) ed ai gruppi di studenti della vicina Jonhs Hopkins University (i vicini di destra, la nostra padrona li ha definiti con un misterioso “ young professionals”, hanno anche una band ma mi sembrano piuttosto educati), a noi vivere qua fa gia’ comunque molto telefilm americano. Devo solo abituarmi alla vita di una citta’ americana che fino a pochi anni fa svettava in cima alla classifica dei posti piu’ pericolosi degli Stati Uniti e che in effetti intimorisce, spaventa, confonde. Siamo al limite di una zona elegantissima che confina con una malfamatissima, ma questo fa parte dei paradossi della societa’ americana, io per il momento esco di casa col passeggino e lo zaino senza apparire e faccio grandi sorrisi a tutti, giusto per non farci additare dalla neighbourood come quelli che non si vogliono integrare.
Sapete poi che gia’ da qualche giorno siamo possessori di una patente americana (fa un certo effetto esibirla come ID ovunque). Degno di nota rispetto a questo argomento –di cui peraltro ho gia’ scritto tantissimo- c’e’ solo che la foto su quella di Luigi e’ quanto di piu’ imbarazzante prodotto nella storia della fotografia mondiale degli ultimi anni, che si sono pure sbagliati a scrivergli l’indirizzo e che ci hanno fatto tornare due volte prima di farci fare l’esame… questo per confermare il dubbio sullo sfascio della famosa efficiente burocrazia a stelle e strisce, che a me personalmente ormai fa diventare isterica ancora prima di imbattermi in queste funzionare ottusissime che devono applicare regole non-sense… ma non devo troppo sputare sul piatto in cui mangio perche’ con un imprevedibile anticipo mi e’ arrivata la carta che mi autorizza a lavorare negli Stati Uniti, e cosi’ insieme alla driver’s license, al bancomat e libretto degli assegni con nome inciso, alla tessera di blockbuster e la membership dell’Acquario nazionale, mi ritrovo a possedere quasi piu’ attestati, riconoscimenti e permessi di Luigi…
Abbiamo poi passato anche Halloween, espletando la pratica obbligatoria del “Trick or treat?” con Luce vestita da Bugs Bunny nel quartiere vicino a casa degli zii, ci siamo riempiti di caramelle dolcissime e siamo rimasti un po’ delusi da una festa molto commerciale, un po’ macabra e a cui nessuno pero’ sembra voler rinunciare… mentre ci prepariamo al Thanksgiving fra due settimane, che pare sia la festa in assoluto piu' bella, forse perche' la piu' pagana di tutte (si mangia e basta!).

Ha sceso le scalette verde pastello, ha salutato i vicini e si e’ allontanato lungo la trentatreesima.
Io e Luce siamo invece andati due blocchi da qua, al “Children of the World Co-op”, praticamente una ludoteca della Hopkins che funziona come una cooperativa per i figli dei ricercatori venuti dall’estero che non sanno dove fare giocare i propri bimbi, si sentono un po’ sprovvedute e hanno voglia di conoscere altre mamme straniere per sparlare un po’ degli americani –questa sono io!- ed infatti ho subito attaccato bottone con una danese con figlio unenne con cui sono poi andata a fare la spesa nel vicino Eddie’s market, una tata venezuelana con bimbo ispano-americano ed una giapponese molto americanizzata e molto fighetta. Il posto mi sembra molto accogliente, naturalmente con annesso piccolo parco giochi immerso in un boschetto, e dunque credo che mi registrero’ sicuramente per un paio di mattine a settimana, almeno fino a quando non avro’ trovato un lavoro. E finalmente anche Luce avra’ qualche ora dedicata solo a lei e potra' sbizzarrirsi con il suo baby-italo-inglese.

Mi fermo qua, vorrei raccontarvi di tutte le cose che mi fanno pensare, delle nostre vacanze in Italia a Natale, del trita rifiuti nel nostro lavandino, della tv e della macchina che dobbiamo assolutamente comprare questo w-e, del gatto Red che abbiamo ereditato dalla nostra padrona e che Luigi vuole assolutamente fare fuori… ma di nuovo sono stata lunghissima… spero di non avervi annoiato e v’invito a lasciare commenti se ne avete, qua sotto.
Elisabetta
Le foto degli interni della casa ve le mando quando ci sara’ almeno qualche quadro appeso… vi faccio sospirare…
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