domenica 25 novembre 2007

Baltimore unrevealed


Mi sono accorta rileggendo i vecchi blog che mi e’ un po’ passata la attitude da “scoperta” che avevo i primi tempi e che adesso le tante cose assurde dell’America mi sembrano quasi normali. Un po’ mi spiace non sentirmi intrigata come i primi tempi, dall’altra parte pero’ questa conquistata “visione da dentro” fa parte del processo di integrazione e serve a darti quella stabilita’ a cui ogni immigrato aspira!

Si coglie un'aria di innovazione qua a Baltimora.
La citta’ e’ in fermento, e noi con lei. Stiamo scoprendo un’altra Baltimore, quella all’avanguardia e un po’ alternativa che e’ cosi’ lontana dalla triste omologazione che si e’ abituati a vedere e dall'immagine che ti fai quando arrivi qua per la prima volta.
Tutti ci dicono che questa zona da questo punto di vista e’ uno spaccato d’America dove si puo’ fare ogni esperienza, ad un costo piu' contenuto rispetto a New York o San Francisco, e con un clima tutto sommato molto simile all'Italia.
Baltimore come citta' e’ effettivamente incredibile. Sei in centro circondata da case al massimo di tre piani coi mattoni rossi e le porte colorate come a Dublino, a due passi dal porto, e quando ti sposti nella downtown vera e propria i palazzi col piano terra in ghisa invece ti ricordano SoHo, mentre un isolato piu’ in la’ s’impenna un grattacielo come a Manhattan. Intorno al centro c’e’ una fascia di quartieri sgangheratissimi, di case abbadondonate con le porte e le finestre murate e i bambini neri che si fanno d’estate la doccia intorno all’idrante. Fai dieci mintui in macchina, passando da zone molto strane, alcune bellissime e trendy, altre da scappare a gambe levate, e sei gia’ in una specie di villaggetto di case vittoriane tutte colorate (dove stiamo noi). Attraversi un parco con ville coloniali dai bianchi colonnati circondate da giardini all’inglese, campi di golf e college esclusivissimi ed arrivi nella suburbia classica, con le case col portico in legno affacciate al pratino verde senza staccionata. Vai ancora piu’ in la’ e ti imbatti nel tipico ranch di Santa Fe o nella casa modernissima alla Norman Foster affacciata sul Country Club. Ovunque, a parte il centro, immerso nel verde e negli alberi. Ma ovunque, tranne piccolissime aree vicino ai negozi, nessun marciapiede, nessun pedone, nessuna bicicletta.

Le possibilita’ sono infinite, quindi, per chi cerca casa come noi. Il problema rimane quello delle scuole, perche’ purtroppo poche scuole pubbliche (soprattutto in citta’) sono considerabili, viste che la maggior parte hanno il metal detector all’entrata –anche alle elementari!-e insegnanti frustrati. Qua infatti le scuole sono finanziate dalle tasse del quartiere e solo da quelle. Piu’ il quartiere e’ ricco piu’ la scuola e’ bella e rinomata, piu’ il quartiere e’ povero, piu’ e’ disastrata. Bella regola quella che i poveri devono rimanere poveri ed i ricchi devono arricchirsi sempre di piu’, no?
Ma noi non ci perdiamo d’animo. Sento che abiteremo in un vecchio mulino ristrutturato, in un cottage dalle finestre di legno blu cobalto immerso in un bosco o in una casa di legno bianco con l’antico pozzo davanti.
Mi piace considerarci degli outsider gia’ solo perche’ siamo stranieri. Per noi e’ molto piu’ naturale osare la’ dove gli americani medi si fermano. Intanto ho un realtor, un agente immobiliare, che cerca per me. L’ho agganciato non so io neanche come. In genere rampantissimo trentenne, cerchera' di conquistare la tua fiducia a suon di sorrisi ed una valanga di email piene di cosiddetti listings (annunci gia' selezionati secondo i tuoi criteri di ricerca), che per i primi due anni mi erano tra l'altro assolutamente indecifrabili. "Gorgeous home, 3br, 1.5 ba, AC units, hwd flrs, EOG". Traduzione: 3 camere da letto, un bagno e mezzo (questa e' l'unita' di misura, non la metratura), aria condizionata, pavimenti in legno, 3 lati indipendenti. Per ora ci divertiamo un sacco ad andare a vedere anche quelle improponibili... La cosa divertente e’ infatti che ogni casa messa sul mercato ha una “open house” la domenica, dove ti aspettano, oltre al rapace dell’agenzia immobiliare, voglioso di compagnia, anche piatti di biscotti e bibite dissetanti, quando non veri e propri pranzi. Un giorno una realtor mi ha anche fatto da baby sitter a Gaia mentre giravo la casa e da allora siamo diventate amiche!

Abbiamo passato dei weekend molto frizzanti, che di solito incominciano tutti il sabato mattina con un giro al mercatino “organico” di Baltimore, dietro casa. Qua l’organico, che da noi chiamano biologico, va molto di moda, anche quando i prodotti (per loro super-fighetti) sono semplici verdure fresche o sale grosso. L’altro giorno ho persino visto la pubblicita’ di una palestra “organica”: che vorra' dire? Siamo stati all’inaugurazione della mostra del nostro amico pittore Terry in un loft della downtown (lasciatemela tirare) con i nostri amici italiani, sui trenini a vapore in un parco e a un festival francese presso il museo d'arte, dove Luce ha imparato a ballare il can-can e noi ci siamo rilassati ad un workshop per imparare a lavorare l'argilla. Con il giro alla fattoria per prendere la pumpkin perfetta abbiamo passato il nostro terzo Halloween e, un mese dopo, il Sacro Thanksgiving e in mezzo fatto i soliti giri al mall (anche se anch'io sto diventando piu' pigra e ho incominciato, come milioni di americani, a fare acquisti su Internet) e le passeggiate lungo l'Inner Harbor.
Ogni tanto ci facciamo delle gitarelle fuori porta, spesso ad Annapolis, a strafogarci di waffle e arrosto immerso nel gravy nei buffet locali, o a scrutare con invidia le case meravigliose con molo privato sulla Chesapeake bay. In piu’ gli alberi si sono colorati di rosso fuoco e la temperatura ha retto fino a ieri ancora dei tiepidi 20 gradi. Cosa volete di piu’? Chissa’ poi perche’ in questi viaggi on the road ci mettiamo sempre come colonna sonora pezzi come la Prospettiva Nevskji di Battiato o L’anno che verra’ di Dalla, che al posto di deprimerci come succederebbe normalmente, qua ci mettono di buon umore...
Gaia e Luce vengono, loro malgrado, ovunque (a parte qualche sera passata tra le braccia della nostra ormai fida Jennifer) e ci rendono sempre piu' fieri del loro adattamento a questa vita che a volte e' difficile ma spessissimo davvero entusiasmante. Luce sta coltivando una passione per i pianeti e la geografia, ma mi ha confessato l'altro giorno che il posto dove le piacerebbe vivere e' Gressoney. Mentre Gaia-grandi-sorrisi sta scoprendo il suo di mondo, che si ferma a 20 centimetri da terra, compiendo quei giri a compasso tipico da stage pre-gattonamento. Il loro menage non e' sempre semplice e idilliaco ma noi riusciamo ancora a vederne i lati buffi... e guardiamo al futuro che abbiamo davanti con loro e ci riempiamo di gioia.

In mancanza di altra attivita’ intellettuale, prosegue la mia ricerca di persone interessanti da frequentare. Oltre al ben amalgamato giro degli italiani, sto coltivando un po’ di amiche americane gia’ rodate e sperimentandone delle nuove. Ieri siamo stati alla festa del nostro amico Geppino - che dopo 6 anni all’NIH, coraggioso, torna in Italia al CNR - e li’ abbiamo conosciuto diversi altri scienziati italiani, tra cui l’inventore di Google Sky che lavora allo Space Telescope Institute qui di Baltimore e ha studiato astrofisica a Trieste! Intanto la mia amica giapponese Tamako mi ha chiesto di darle lezioni di cucina italiana. Pare che appartenga ad una antichissima famiglia di Tokyo e che sia la regina del sushi. Sono indecisa se incominciare l’école de cuisine con una pasta fagiola (come pubblicizzava un’insegna di un ristorante pseudo-italiano l'altro giorno) o col famoso “puré con la pelle” (cavallo di battaglia della famiglia Girardi).

La sera, quando Luigi si spupazza le bambine, mi fanno compagnia i viaggi di Anthony Bourdain, Samantha Brown, Andrew Zimmern e Francesco Da Mosto (ogni show in TV ha il suo personaggio di spicco, messo ben in rilevanza nel titolo), ma piu’ di tutti sogno con Bear Grylls, aitante esploratore britannico che vaga da solo in posti sperdutissimi facendo cose assurde tipo bersi la sua pipi’ nel deserto o costruirsi un igloo in un ghiacciaio.
L’esperienza linguistica mi affascina sempre molto, e non passa giorno in cui non imparo un’espressione nuova o l’esatta pronuncia di parole tipo “comprehensive”... vorrei potermi sentire sicura in ogni contesto e potermi mimetizzare tra i mille cittadini americani che hanno altre origini e a cui la gente non chiede piu’ neanche da dove vengono, dando per scontato il loro inglese ormai padroneggiato come la lingua madre.



Intanto abbiamo applicato per la carta verde tramite la Diversity Lottery (qua il permesso permanente di soggiorno si puo’ ottenere con un sorteggio tipo “gratta e vinci”: i fortunati sono tirati a sorte da pacchetti di immigrati della stessa nazionalita’, e le quote vengono decise a seconda dei flussi migratori di anno in anno verso gli Stati Uniti – da un po’ di anni non possono applicare i cinesi, gli indiani ed i messicani per esempio.). Sto poi considerando di tradurre in un libretto tutte le cazzate che ho scritto in questi due anni – ma un blog e’, per antonomasia, forse proprio l’evoluzione della pubblicazione -, che se anche non si tramutera’ in un best seller almeno divertira’ le mie bambine quando, da grandi, ripercorranno il viaggio che i loro genitori un po’ sconclusionati gli hanno fatto compiere presi dall’avventura e dalla voglia di trovare altrove quello che ci mancava in Italia.
Che sia una carriera piu’ riconosciuta o una macchina targata Viva il Toro, qualcosa qua ci ha fatto restare, convinti tra l'altro che ora e' difficile tornare indietro. Ho l'impressione che ovunque finiremmo ci sentiremmo oramai dei disadattati. Conservo comunque sempre il sogno, dopo o durante la pausa americana, di girare il mondo con Luigi e le mie bambine, ispirata dalla storia della mitica coppia di fondatori della Lonely Planet (di cui sto divorando il libro). Da loro ho imparato che non bisogna avere tanti soldi o essere particolarmente hippie per buttarsi all’avventura, basta solo il coraggio di prendere il primo aereo e non accontentarsi mai!

lunedì 8 ottobre 2007

Autunno tropicale

Baltimora meglio della California, visti i 30 gradi fissi che ancora ci avvolgono in questo inizio di ottobre! (La foto a fianco, per esempio, e' di stamattina che si schiattava)
Un clima cosi' imprevedibile ci confonde un poco, anche se ammetto che sono contenta di prolungare, insieme all'estate, anche l'uso delle flip flop e l'infausto momento in cui dovro' rimettermi dei pantaloni invernali non premaman, cosa che non faccio piu' praticamente da due anni.

Carlo ed Elizabeth sono dei gran fighi, questo e' certo, ma dopo aver partecipato al loro matrimonio, il primo da quando siamo qua (e le promesse sul prato senza celebrante, il discorso strappalacrime dei genitori e degli amici e la rilassatezza dell'ambiente in generale erano proprio come quello che m'immaginavo), adoro dell'America sempre di piu' l'informalita' che c'e' dietro ogni invito (che intanto vi e' sicuramente arrivato per email, con almeno due link sulle direzioni per arrivare e i parcheggi piu' vicini ed un opportuno orario di inizio e -soprattutto- di fine), il poter andare ad un party senza conoscere nessuno (cosa che in Italia non avrei mai fatto), la disinvoltura di certe scelte (la barbeque pizza insieme alla mousse au chocolat, i piatti di topolino sul tavolo indonesiano). In una parola lo stile Easy Going contrapposto alle cerimonie - e la snobberia - tutte italiane (in particolare torinesi), che sono contenta di aver lasciato indietro.
E poi ora come mai qua apprezziamo l'organizzatissima Social Life per famiglie, che prevede mille attivita' kids friendly, quando invece in Italia quasi ti vergogni a portare i figli a cena fuori... Fiere, concerti, workshop nei musei, cinema sui prati all'aperto. Quasi sempre gratis, ogni weekend. Qua tutto e' promosso, pubblicizzato e valorizzato come fosse la figata piu' grande del mondo: tante volte non lo e', ma e' difficile che comunque ti deluda del tutto, visto lo sforzo che ci mettono per farti divertire. E poi qua l'uso della baby sitter (e dei nonni, soprattutto, visto che l'80% dei nonni d'America sta in Florida) e' molto meno sconsiderato che da noi... quindi i genitori sono abituati a fare tutto coi loro bimbi (persino portarli in ufficio).

Tale spensieratezza domenicale e' pero' la giusta ricompensa ad una settimana passata a torchiare i bambini a scuola, dove tutto e' invece esasperatamente impostato. Luce per esempio e' da fine agosto in mano all'invasata Mrs. Pamela, fanatica donna nera di mezza eta', che convinta sostenitrice del metodo che all'asilo si lavora, non si gioca (testuali parole), tenta di preprare le nostre povere creature indifese al famigerato Kindergarden, che dovrebbe toccare a Luce il prossimo anno (se passera' i test di ammissione!). Nelle sue grinfie i nostri quattrenni fanno mille esercizi di bella scrittura, conti e dissertazioni scientifiche, gruppi di ricerca e scenette per imparare la buona educazione, e con un pannello colorato al quale ad ogni nome fa corrispondere piu' o meno stellette, lei, la torva Pamela, ne controlla la preparazione. Nulla di male, per carita', solo che oramai a casa a cena non si parla piu' di fatine e castelli, ma di scheletri, pianeti e metodi per aumentare la "confidence" in se' stessi. Penso che questa esagerazione appartenga un po' a tutte le scuole americane, ma forse nella nostra un po' di piu', visto purtroppo il noto e provato gap culturale dei neri rispetto ai bianchi. Spero solo che questa rivalsa nel bel mezzo della quale siamo capitati non ci faccia diventare Luce un piccolo mostro!

Comunque la scuola e' una delle cose che gli americani prendono piu' sul serio, tanto che, diventato ormai l'argomento principale di conversazione di qualunque mia coetanea madre di figli, io l'ho dovuto studiare a suon di siti che elencano le migliori scuole in citta' e domande impertinenti alle mamme dei giardini. Io, ingenuamente convinta che a questo, come avviene in Italia, ci pensasse sufficientemente bene lo Stato con una semplice tanto casuale ripartizione del piccolo a seconda del quartiete dove vive! Ma qua, sapete bene, la competizione e la corsa al successo cominciano sin dalla culla...

Tornati a casa, abbiamo passato un'intera settimana di celebrazioni per il compleanno di Luce, conclusa con una festa al parco piu' grande della citta', movimentata solo verso sera da una gang di ragazzoni con l'aria da Guerrieri della Notte e moto roboanti che ha inscenato un inseguimento con gli sbirri sui prati dove fino ad un minuto prima giacevano crostate alla frutta e palloncini lilla... il bello di vivere in una citta' come Baltimora... sempre come dentro un poliziesco!

Allietata solo dalla visita di Luisa, passo il mio tempo divisa fra tenere in piedi la casa, coltivare le amicizie di famiglia come una buona mogliettina e l'intrattenimento delle mie bimbe. Gaia mi accompagna in questa nuova riappropriata dimensione domestica, con i sorrisi e le rugne tipiche della sua eta', e mi segue in ogni stanza della casa dove io ho opportunamente installato o una sdraietta, o un exersaucer (una specie di box affollatissimo di attivita' sensoriali capaci di tenerla occupata anche per 10 minuti di seguito) o palestrine di varie forme e colori, da dove di solito rotola dopo un secondo contro una parete. Con i suoi primi dentini e' stata promossa alla camera di Luce, e vederle dormire tutte due la sera nei loro lettini e' una gioia che mi sconvolge tutte le volte. Cio' nonostante, stiamo cercando un'anima buona che finalmente ci liberi qualche ora a settimana dalla schiavitu', seppur bellissima, di doverci occupare della prole 24/7 (espressione fighetta per dire ventriquattorealgiornosettegiornisusette). A questo scopo sono partita all'adescamento della perfetta Nanny nel vicino campus dell'Universita' Loyola, noto college cattolico, che e' pullulante, pare, di brave ragazze e sufficientemente bacchettone (anche se Luigi le preferiva procaci e disinibite), provenienti da famiglie numerosissime, per questo gia' use al baby sitting dei propri fratellini (la cosa mi e' stata consigliata proprio cosi'). Una che intervistero' domani mi ha detto di avere 20 anni e gia' ben 7 anni di esperienza: come avra' fatto?! Dovrebbe preoccuparmi di piu' il fatto che di nome fa Rachel e di cognome Provenzano?

Anche se non ho fatto tutto quello che volevo e soprattutto ho mancato molti di voi, ripenso alle vacanze italiane con la solita ed imperterrita malinconia, che pero' ogni volta viene diluita da qualcosa in piu' che li' da voi mi ha esasperato (la guida aggressiva, la sgarbatezza dei commercianti, i prezzi stratosferici, la puzzetta sotto il naso dei fighetti)... ed e' l'esatto ed implacabile processo che ci hanno descritto tutti gli amici che sono qua da tanti anni... mmhhh, staro' passando dalla loro parte? Mi rasserena il fatto che per ora mi addormento ancora con il sapore del mediterraneo in bocca e nella testa i mille suoni delle nostre citta' incasinate, il rumore delle cicale a Gressoney, l'odore della pineta di Follonica. Un mondo che a tal punto ancora mi emoziona, che non potrei mai rinnegare.

See ya!