venerdì 1 dicembre 2006

It's a girl!


Questo il piu’ importante aggiornamento da quel di Baltimora, ma visto che dobbiamo finire i controlli ecografici la prossima settimana e io sono un po’ scaramantica, aspetterei a darvi tutti i dettagli interni ed esterni il mio utero (tipo la forma ad anfora ed i kili gia’ presi che – illusa! - sto cercando di smaltire nonostante la crescita inevitabile della pancia). Comunque un’altra bimba, su questo siamo certi. Ed io sono molto orgogliosa di questo matriarcato che si sta configurando in casa Marchionni.

Dopo le magnate del sacro Thanksgiving -di cui sono sempre piu’ fan come festa, non solo per quello che si ingerisce, ma perche’ e’ l’unica festa che mette insieme famiglia e amici intorno ad un tavolo, senza regali da fare e gadget cazzuti da comprare- e gli acquisti pazzi dei giorni successivi (il miglior momento dell’anno, con sconti in alcuni mall fino al 50% e gente delirante che fa le code dalla mezzanotte del giorno prima: pratica giustamente chiamata “Midnight Madness”), ho voglia di incominciare i preparativi natalizi. Qua sono tutti gia’ impazziti da giorni e devo dire che non mi dispiace passare il Natale qua quest’anno –ah, forse qualcuno si scomporra’, ma in realta’ abbiamo deciso da tempo di fare gli stanziali risparmiosi questa volta e non vi piomberemo in Italia per le Feste- anche solo perche’ questa e’ la casa naturale di Babbo Natale, delle renne parlanti, degli gnomi, dei boschi innevati: un mondo fantastico, molto lontano in realta’ dalle nostre tradizioni, che e’ pero’ il sogno di ogni bambino! E a noi grandi resta, immersi fra il classico buonismo collettivo ed il frenetico consumismo, lo stordimento da canzonetta continua - da due settimane ho sintonizzato alla radio la Baltimore Christmas Station - e naturalemente la piu' viva e fervida apoteosi del Kitsch.

Dunque questo weekend siamo partiti alla ricerca dell'abete perfetto in uno dei mille vivai spuntati all'improvviso nei parcheggi (ed il piu' piccolo che abbiamo trovato e' alto 2 m e 30) ed abbiamo gia' fatto una base degli adobbi piu’ consoni al nostro stile italiano snob alla rassicurante Ikea. E da adesso per un mese vai con le nuove tradizioni da imparare: le casette di ginger bread, i biscottini con l’icing, le corone addobbate fuori dalle porte... Invece sembra introvabile il principale festeggiato dell’evento piu’ importante dell’anno, l’oggetto di ogni disegno, collage, poesia della nostra infanzia: Gesu’ Bambino! Non solo nessun presepe in giro, ma nessuna traccia neanche di un qualsiasi laicissimo pastorello sulle bancarelle di Natale, nei supermercarti... mi sa che i bambini americani lo conoscono poco questo tipo, qua e’ solo una gara a farsi la foto con “Seeenta”, come viene chiamato amichevolmente da tutti l'altro amico con la barba, e che noi ovviamente abbiamo gia’ anche fatto, con il piccolo Antonio al Festival dei Trees domenica scorsa.


Non c’entra niente ed e’ anche un po’ blasfemo, ma qua sono introvabili anche generi di consumo per noi normalissimi tipo le caldarroste (per le quali io sbavo...), che abbiamo trovato quasi di contrabbando in un posto solo a Baltimore, mentre pare che a qualche incrocio di New York le vendano addirittura in pubblico... cosa inspiegabile, vista la quantita’ di alberi che crescono da queste parti e la nota passione degli americani per le “nuts” di ogni genere e nome... o la panna da cucina, i formaggi che non siano una variante del cheddar cheese, (vi rendete conto di quante mucche ci saranno in piu' qua che sulle Alpi? purtroppo ho paura, come per altre cose, che sia solo questione di fantasia), i biscotti per la colazione sotto le 1000 calorie - che forse ho trovato l’altro giorno al Giant nella sezione “croata” dell’international food-, ma in compenso pullula ovunque di Ferrero Rocher made in Canada. Per non parlare poi della signora delle pulizie, categoria richiestissima e presuppongo agiatissima, visto che io l'ho conquistata solo dopo un anno di ricerche a 25 dollari all’ora... (e per questo quindi gentilmente invitata a farmi visita solo due volte al mese). Ma chi lo dice che chi viene qui fa una vita da pappone?? Non vi facciamo un po’ pena? Per non parlare poi di come affronteremo la mancanza del panettone Bauli al cenone, dei cri cri, dei nipoti in calzamaglia in montagna e dello zampone a capodanno... Per fortuna il 24 e il 25 siamo gia’ invitati a casa di amici italiani, senno’ incominciavo a piangere gia’ adesso... e che le mie sorelle ci hanno rifornito qualche settimana fa di parmigiano a go’ go’, settimana enigmistica (a proposito, chi vuole farci un regalo, metta in una busta ogni tanto quella), pasticche Leone e spugne piatte per lavare (anch'esse bene introvabile).

Un cosa carina l’ho fatta pero’, lo scorso mese. Sono stata “giudice” per un concorso di Poesia in lingua straniera in un liceo della contea, ovviamente per la sezione Italiano (io volevo anche il latino, ma me l’ha fregato quella di spagnolo all’ultimo, non so a che titolo) e l’esperienza e’ stata molto divertente. Intanto perche’ mi sono ritrovata in una vera High School con i classici corridoi larghi, le vetrinette con i trofei delle locali cheerleader, gli armadietti degli studenti e le classi con la moquette, e poi perche’ e’ spasossissimo vedere quanto gli studenti medi americani in generale non siano assolutamente portati per le lingue straniere. Vi basti sapere che il “contest” che dovevo giudicare io, con tanto di cartellina piena di fogli con tabelle e gradi sui diversi elementi da valutare (tra cui quello “dramatic props” - lezione d’inglese: as you will know, the term "Props" covers anything an actor may hold or use during a performance) vedeva scontrarsi due fratelli di famiglia italo-americana (ma questo, ho imparato, non vuol dire niente, anzi spesso sono piu’ americani loro degli yankees), e di differente livello -per cui gareggianti da soli nella propria categoria!- e queste erano le opere selezionate: "Bello e Impossibile" di Gianna Nannini, "E penso a te" di Battisti e "Nel blu dipinto di blu" di Modugno. Quella della categoria “advanced”, che doveva recitare il Sabato del Villaggio, e che io aspettavo con ansia, non si e’ presentata. Che tenerezza... io che ero tutta preoccupata (“Ma come faro’ a giudicare un testo piu’ bello dell’altro?”) pensando di trovarmi davanti dei piccoli Walt Withman, mi sono dovuta puppare lo sguardo ispirato e gli ammiccamenti di un sedicenne con scritto sulla t-shirt “Italian Stallion” che recitava “Belo, belo. Belo e imposibili...” Come vi ho detto i fratelli hanno vinto tutti e due e gli ho pure dovuto consegnare un medaglione sul palco dell’aula magna da 500 posti della scuola....

La vita di tutti i giorni prosegue come sempre. Il tempo finora bello e caldo e le valanghe di foglie ancora da raccogliere in giardino. Io, un po’ piu’ stanca e lamentosa come sempre, cerchero’ di lavorare in Consolato fino all’ultimo per tirare su grana per la prole, Luigi che inseguendo successi scientifici con notti insonni e mille ed interminabili meeting, e’ stato deturpato dalla sottoscritta con un taglio di capelli stile Toro-Seduto, Luce che cresce meravigliosamente sveglia e peppia da morire.
All’asilo le stanno gia’ insegnando a leggere e scrivere, insistendo sulla scia di uno degli slogan con cui Bush ha vinto la campagna elettorale - “No child left behind” - che impone ai bambini che entrano al kindergarden (a 5 anni) di essere praticamente gia’ al livello di una terza elementare nostra. Lei ha preso molto sul serio i suoi doveri di alunnina, fa i compiti, conta, legge le scritte sul latte e fa una versione mixata della famosa canzoncina dell’ABC. Ci fa tenerezza sentirla parlare inglese, mentre sto cercando di inserirmi un po’ di piu’ nel non molto aperto tessuto sociale delle mamme con bimbi, anche in vista dei lunghi mesi di allattamento della seconda pupa chiusa in casa da sola... Comunque il fatto che ci abbia proposto come nome per la sorellina “Pratichetta” o “Entina” (e non Latisha o Kennedi, come le sue compagne di scuola) e si sfoghi spesso con le ben note a tutti i genitori scenate di urla irragionaevoli e calci, mi rassicura sia sul suo ben saldo patrimonio genetico italiano che sul suo normalissimo sviluppo cognitivo...


E scusate se alla fine sono sempre una nostalgicona. Anche godendosi le cose belle qua, sappiamo che non ci americanizzeremo mai. O forse, se rimaniamo piu' a lungo del previsto, succedera', ma perfavore, voi che mi avete sentito dire tutte queste cose per mesi, ricordatemi, quando sembreremo davvero convinti di stare nel paese piu' accogliente del mondo e Luce non riconoscera' piu' La Pimpa e la sigla di Un posto al Sole, che c'e' stata una fase all'inizio in cui ero molto piu' lucida...

Vi bacio tutti, come sempre. So long, my friends.

domenica 5 novembre 2006

Dei cavoli e delle zucche

Bando alle ciance, qua la notizia scoppia ed io pure (non figuratamente). Non mi trattengo piu’ e mostro dunque con orgoglio – rivelando un segreto ai piu’ – il mio evidente stato interessante, o meglio, nel mio caso,“imbarazzante”, come dicono gli spagnoli...

Didascalia della foto: panza appartente a donna robusta, eta’ 32 anni, corrispondente (oggi, qua era un po' prima) alla 17ma settimana di gestazione, feto in buona salute non ancora scandagliato nelle parti genitali, bimba confusa, ancora ignara della minaccia che sta incombendo.

Insomma, ho raggiunto fiera i 5 mesi, e con un rapido calcolo dovrei finire dritta dritta alla Delivery Room (mai termine piu' diretto...) intorno alla meta’ di aprile. Risparmiandovi, per decenza, la descrizone del mio stato e gli effetti indesiderati della gravidanza nel periodo subito precedente a questo – nei primo trimestre sono stata tormentata da una nausea immonda - vi dico che, forse un po’ da incoscenti, siamo molto contenti di “allargarci” in tutti i sensi, e ci sentiamo anche un po' avventurieri, visto la particolare situazione nella quale ci troviamo. Oltre al fatto di essere beh, un po' soli, qua e’ tutto diverso dalla rassicurante Trieste del 2003. Per esempio abbiamo passato gia’ molte notti insonni a studiare i manuali della nostra assicurazione sanitaria per capire se tutto questo scherzo ci costera’ alla cassa del famoso Jonhs Hopkins Hospital anni di lavori forzati oppure se ci e’ concessa la copertura al 100 per cento (per ora non l’abbiamo ancora capito). Tra l'altro, prima dei normali controlli medici, una sprovveduta come me deve pure affrontare la difficilissima scelta del ginecologo giusto (qua e’ chiamato amichevolmente G.Y.N.), della nurse appropriata (la vera capa, che non ti molla un attimo), e della midwife (una specie di levatrice che qua pare, e’ non solo di moda ma praticamente indispensabile per il training giusto ed in sala parto, e che ti devi prenotare mesi e mesi prima) , mentre i banalissimi esami che in Italia ti fanno di routine, qua puoi farli serena solo se sei quasi sicura che verranno coperti dall’assicurazione (un’ecografia normalissima costa 490 dollari) senno' ti affidi al Signore (come mi ha detto tutta professionale la nurse al primo colloquio). Come saprete infatti, il sistema in generale qua e’ molto diverso, e cosi' la mentalita' e la tutela della maternita’ dal punto di vista socio-legale, che e’ praticamente inesistente. Ma se vi interessa vi rendero’ edotti nei prossimi mesi.

Vi ricordo, invece, che questo/a poveretto/a avra’ la sfiga, oltre che di avere noi come genitori e Luce come sorella, di acquisire un luccicante passaporto blu con aquila in bella vista, con tanto di diritto a tornare in questo paese (se mai ne saremo lontani, spero in ogni caso di lasciarlo prima che Luce diventi cheerleader) per fare un master oppure il marine, senza visti o green card, mentre noi tre faremo le fila all’Immigration con i messicani...

In vista del prossimo raddoppio, intanto, mi alleno nel mio ruolo di madre con sedute dalla “Parenting Coach” che ci fornisce il YMCA una volta al mese, che devo dire non stanno facendo molto effetto su Luce che e’ piu’ scatenata che mai... ora e’ in preda a delirio da principesse e incomincia a parlare coi draghetti di notte, mentre io insisto la sera, prima di addormentarla, a cantarle “Fratelli d’Italia” (e Luigi ci da dentro invece con Vecchio scarpone), sperando di nutrirne, nel frattempo, l’italianita’...

Dai cavoli passiamo alle zucche, anzi, all’invasione “arancione”. Quest’anno eravamo preparati all’arrivo di Halloween e siamo partiti ben in anticipo alla ricerca della perfetta pumpkin dar essere intagliata in una delle fattorie aperte al pubblico per l’occasione, organizzatissima e affollatissima, dove, a bordo di un carro, seduti sulle balle di fieno, siamo stati portati nella immensa piantagione dove puoi fare appunto il pick-a-pumpkin (ma in quelli difianco, in altre stagioni, il pick-your-own lo fai di apples, strawberries, cherries...). Molto divertente soprattutto per Luce, considerato che si e’ fatta anche un giro sul pony e mille salti sul gonfiabile a forma di zucca mentre noi ci immergevamo nel contesto da veri campagnoli americani facendo la spesa nel mercato country alla Holly Hobbie annesso.

Da li’ in poi il clima in America si fa trash da morire, con imperversare di film dell’orrore (5-6 ogni sera, classici e non), ogni genere di decorazione macabra e gente idiota ovunque, tanto che per esempio degli studenti -bianchi- di una fraternity qua vicino si sono sentiti autorizzati dal clima ad indirre uno "slave party" a casa loro, suscitando uno scandalo pazzesco in tutta la citta'. Superata poi abbastanza brillantemente, per essere la prima volta (giudicate voi dalla foto sotto) la missione di svuotare ed intagliare la nostra Jack-o-Lantern come migliaia di siti su internet insegnano, siamo sopravvissuti alle orde di bambinetti che facevano il Trick or Treat la sera del 31 ed abbiamo fatto noi stessi un giro con gruppetto di amici di casa in casa a riempirci di ogni genere di schifezza anti-dentista (Luigi dice che ne ha approfittato per farsi la mappa delle gnocche che abitano qua vicino).
Dopo Halloween si entra prepotentemente nella fase pre-Thanksgiving (che pure e’ a fine novembre), dopodiche’ in quella pre-Natalizia etc.. insomma: qua per seguire le ragioni del business e’ tutto passare da una fase all’altra, senza un giorno –dico uno- di pausa, tanto che gia’ da una settimana siamo nella Holidays season (quella che per noi dura circa 20 giorni)!

Gli americani intanto non si coprono, nonostante i miei sguardi di disapprovazione e due gradi fuori ormai da qualche settimana. Non mi rassegno a vederli girare ancora in bermuda e birkenstock e ostento il mio sciarpone di lana e la giacca di lana cotta simil-tirolese.
Ieri mattina abbiamo portato Luce a tagliarsi a capelli in un nuovo parrucchiere vicino a casa, che mi sembrava piu’ alla moda degli altri e che allettava i clienti con tagli per tutti a 13 dollari in al massimo 15 minuti: effettivamente abbiamo pagato quello, ma i capelli te li devi lavare a casa e dopo il taglio te li devi asciugare tu, in una delle apposite “station” predisposte in sala. Divertente, per carita', ma questo vi fa capire molto due cose essenziali nella vita degli americani: il casual e l'efficienza... insomma, che vi basti l’essenziale senza fronzoli che al gusto e ai piaceri della vita ci pensiamo in un altro momento.

Abbiamo scoperto che, come c’e’ un sito internet dello Stato del Maryland (http://www.dpscs.state.md.us/sorSearch/) dove sono registrati i maniaci e i cosiddetti sex offenders sul quale puoi vedere dove abitano, quante condanne hanno avuto etc... (noi ne abbiamo diversi in zona, ma mi rassicura il fatto che la densita’ e’ cosi’ ovunque, anche nelle verdi e pulite suburbs alla Mysteria Lane), ce n’e’ uno (www.zillow.com) che ti dice quanto vale la tua casa sul mercato -al centesimo- e di tutte quelle che vuoi in america, basta immettere l’indirizzo e dalla mappa satellitare zoommatissima ti appare il tuo tetto con prezzo sopra ed una mascherina che ti dice il numero di stanze, quanti proprietari ha avuto, quanto l’ha pagato l’ultimo acquirente.. etc (con tanto di grafico di previsione di come andra’ il mercato in quella zona nei prox 5 anni), alla faccia della privacy!

Infine, metto le mani avanti con tutti quelli che non sono riuscita a raggiungere singolarmente per dare la bella notizia: vi basti vedere con che frequenza ormai riesco a scrivere su questo blog...
Stay tuned!