domenica 1 ottobre 2006

Pros and cons

Il bello dell’America e’ avere Bruce Willis sotto l’ufficio che gira il suo ultimo film (per di piu’ una scena d’azione con pulman che si scontra con taxi: in tre giorni di riprese ho visto tre sue controfigure, moltissima gente della crew, effetti speciali, ma di Bruce neanche l’ombra...). O andarsene a cena il mercoledi’ nel vicino Rocky Run (la grill house col menu’ piu’ vasto del mondo: una figata!) pagando la meta’ tutti gli hamburgher – che gia’ costano poco, visto che e’ posto di studenti e allegre famiglie come noi- o il sabato e la domenica non pagare il biglietto nei due piu’ grandi musei d’arte della citta’. E finalmente il clima si e’ fatto meraviglioso, la luce brillante di fine settembre s'incontra con una natura ora verdissima, che sta per lasciare il posto ai mille colori caldi di ottobre, quando le foglie prima di cadere regalano colpi d’occhio incredibili e –almeno per me- una bellissima sensazione di beatitudine dentro.


Tuttavia questi giorni sono particolarmente turbata dal livello di poverta’ che c’e’ qua, molto piu’ squallido di qualsiasi altra immagine abbia di altre parti del mondo. Quotidianamente incontri per strada disgraziati, storpi, donne sfatte, poveracci vecchi e giovani, di tutti i colori, che non hanno alcun posto in nessuna categoria, lista, non sono nessuno. Non ho mai visto gente cosi’ in Italia. Per lo Stato non esistono, e viene facile attribuire la colpa all’elegante sistema socio-sanitario americano (come sapete totalmente privato), alla cultura dell’individualismo piu’ bieco (tante moine dai vicini di casa che appena ti trasferisci di un isolato non ti rivolgono piu’ la parola) e all’istigazione al successo a tutti i costi, anche, e soprattutto, tramite programmi televisivi che invitano davvero ad emarginare il “loser”, ad imbellirsi, a rifarsi la casa che dall’esterno sembra fighissima e poi dentro c’ha i muri in piedi con lo sputo... in una parola, ad apparire quello che non si e’, perche’ la sostanza, purtroppo e' molto misera. Non dappertutto ovviamente e' cosi', ma anche in tante zone che sembrano bellissime, sono sicura che ci sia diversa gente che vive al di sopra delle proprie possibilita’ e che fa di tutto per tenere segreti i propri altarini, i mutui, i conti in rosso delle mille carte di credito che ti lasciano accumulare debiti purche’ tu spenda e faccia girare l’economia del consumo...
Che rabbia, gira e rigira parlo sempre di quello che non mi piace... e che alla fine non faccio una gran promozione al paese che cortesemente mi ospita. Luigi dice che sono biliosa, io gli dico che semplicemente traggo delle conclusioni da quello che osservo.
E piu’ forte di me. Insisto ancora per un secondo.
Lo sapete che il piu’ grande network di telefonia mobile americana si pubblicizza come quello con le “fewest dropped calls”? Perche’ le linee qui fanno schifo, cosi’ come i collegamenti adsl che sono lentissimi nelle case private... pero’ almeno di fatto se ne fregano sia dei modelli di cellulari (hanno tutti piu’ o meno gli stessi, due o tre marche in tutto, di qua gli italiani sembrano veramente dei maniaci) sia per esempio delle macchine (le berline qua vanno per la maggiore, soprattutto per la fascia 16-35... come se io alla matura fossi arrivata al volante di una Croma), tranne alcuni che invece si rincoglionisco e si vendono i figli al black jack di Las Vegas pur di comprarsi il modello di SUV piu’ grande e piu’ ingovernabile che c’e’ sul mercato... ma quelli ci sono anche da noi.
Ad ogni modo, visto che imperverseremo col nostro senso di inadeguatezza - e le nostre sbruffonaggini: io per sempio al volante sono diventata una bestia, facendo tutto quello che i miei 14 anni di patente in Italia mi insegnano per far impazzire gli americani caproni!- da queste parti ancora per un po’, cerchiamo perlomeno di divertirci quando capita.

Per esempio al compleanno di Luce, che seppure un po’ ristretto per via della presenza di amici e familiari - noi tre in tutto - abbiamo allegramente passato all’asilo con tanto di cup cakes per tutti i bimbi ricoperte di uno strato di panna imbarazzante (con le 4 principesse Disney all’uopo montate sopra dalle sapienti mani del pasticcere del vicino supermercato Giant) e le goodie bags preparate da me per tutti gli amichetti dell’asilo, come si usa fare qua quando un bimbo compie gli anni... Lei era tutto sommato contenta, ha avuto i suoi dieci minuti di celebrita’, poi la maestra ci ha cacciati e ce ne siamo tornati a casa a spacchettare i fiammeggianti regalini. Poca cagnara, niente zia Peppa che porta all’ultimo un vestitino fuori misura o gli amici senza figli che passano anche solo per scroccare una patatina o una pizzetta... noi qua piu’ di questa intima celebrazione non potevamo fare per la nostra creatura (visto anche il pesante clima di austerity in casa Marchionni, se vogliamo tornare in Italia a Natale), e tutto sommato lei non aveva neppure bisogno di piu’, credo.

Oggi siamo stati al Book Festival nella zona “intellettuale” e antica della citta’, molto carino soprattutto perche’ in queste occasioni gli americani non solo si ricordano, ma dedicano un’attenzione particolare ai bambini, per i quali organizzano mille tipi di attivita’, tutte gratuite e intelligentissime... e’ qualche anno che non vado al Salone del Libro, ma mi sembra di ricordare che i bambini sotto gli 11 anni fossero a mala pena ammessi. Per 15 dollari abbiamo comprato per Luce 5 libri usati ed uno nuovo.


Il mio lavoro in aiuto dei connazionali emigrati prosegue con piu’ “confidence”, mentre Luigi dice che con quest’anno ha fatto abbastanza training e spero che stia per sfornare i suoi primi assi da pubblicare. A proposito, ho scoperto che il suo lavoro si chiama piu’ correttamente quello del “scientist” piuttosto che del “researcher” come dicevo io, e vi confesso che mi fa figo da matti dirlo... Abbiamo ripreso Music Together, stiamo cercando un corso per giovani circensi (davvero!) ed io ho lasciato la palestra per optare per un autunno in piscina.
L’altra sera alla tv c’era un “tornado warning” per la zona poco piu’ sotto Baltimora, che fra gli avvisi naturalmente catastrofici ed il possibile grado di rotazione, indicava fra le precauzioni da tenere anche quella di uscire subito dalle case mobili, su ruote e prefabbricate, dalle tende e dalle casette sugli alberi.
Per rimanere sul tema televisione, vi segnalo come sempre alcune delle trasmissioni che mi vedono ormai fedele habituée: “Little people, Big world”, la storia-reality di una famiglia affetta da acondroplasia ovvero nanismo, i cui genitori sono nani, e dei quattro figli tre sono normali ed uno nano, il povero pure gemello di un baldo 15enne piu’ alto della media (minchia che sfiga vi direte voi), che davvero sono molto simpatici e fanno una vita normalissima. “The world’s most ugliest dogs”, un concorso meraviglioso con un campionario dei cagnetti piu’ storpi, spellacchiati e buffi del mondo, e da giovedi’ anche le nuove puntate di ER, giusto per sentirsi per una sera delle persone normali. Infatti, e purtroppo, quando non c’e’ niente di meglio, mi capita anche di imbattermi nel terrificante “Humanimals” sul canale piu’ morboso di tutti, il famoso Discovery Health: documentario su dei pazzi furiosi che tramite la chirurgia estetica vogliono trasformarsi in animali, fra cui c’e’ anche quello che si e’ fatto trapiantare dei sottili baffoni di acciaio sulle guancie per sembrare un gatto e quello che si e’ fatto tagliare la lingua a meta’ per sembrare una lucertola.

E come al solito, con queste perle di meta-linguaggio televisivo, vi saluto.
See ya!


Comunicazione: ai pochi ancora che non sentiamo su Skype, ricordo che adesso abbiamo anche la webcam e che fare video-chiamate di ore non costa nulla ed e’ divertentissimo! I nostri user names sono: elisabetta.girardi e marchion
besos

martedì 29 agosto 2006

Touching base

Scrivo nel mio primo seratone libero (cioe’ da single) dopo mesi... Luigi e Luce sono andati alla Pizza del martedi’... ed io mi posso ingozzare di riso e patate -il mio piatto preferito, ovviamente ripugnato dagli altri due- e guardare la trasmissione specializzata sui look delle dive alla passerella dell’ultima edizione degli Emmy awards... evvaiii!!!

Due mesi oggi sono passati dall’ultima traccia che ho lasciato su questo sito e innumerevoli storie ed avventure sono rimaste sull’orlo di essere raccontate, visti gli intensi programmi estivi che ci hanno contraddistinto.
Siamo la famiglia piu’ incasinata dell’emisfero settentrionale.
La parentesi vacanziera e’ stata piu’ una partita a risiko –l’organizzazione con tanto di calendario in pdf inoltrato a tutti mesi e mesi prima, che avrebbe fatto vergognare la Wehrmacht, si e’ rivelata un allegro carosello deriso da tutti, mentre insistevamo, con clessidra incalzante alle spalle, nei nostri blitzkrieg da parenti e amici... giusto il tempo di essere miseramente schiacciati da caldo, fatica, confusione e stralunamento- piu’ una partita a risiko, dicevo, che una rilassante posa delle nostre carni su spiagge dorate e mille baby sitter intorno a Luce... ma tant’e’.
Comunque. Il giorno dell’arrivo in Italia non poteva essere piu’ azzeccato, dato lo scalo a Parigi a poche ore dalla testata di Zidane e la diretta sulla finale dei Mondiali circondati dal calore della Famiglia nella fresca brezza estiva di Cavoretto e godutissima, nonostante il jetlag e l’ebrezza provocata da prosciutto crudo e mozzarella fresca.

Evento immediatamente successivo il matrimonio dell’anno dei pregiatissimi coniugi Cutaia (che noi affettuosamente chiamiamo al singolare “Dariosere”, da citazione Farinettiana) che oltre ad offrire una "caldissima" e sorridentissima festa ai loro amici, hanno avuto il coraggio e l'ideona di svolgere il loro viaggio di nozze negli Stati Uniti, con un tour stratosferico che ovviamente passava obbligatoriamente dal ridente Maryland... ma di quello che abbiamo fatto qua ne parlero’ dopo.

Dal wedding-day sono seguiti i soliti twister per il Nord Italia che hanno compreso, fra i pochissimi momenti di svago casualmente concessi ai piu' fortunati di voi, due diverse tappe in Toscana dai nipoti saraceni, soggiorni gressonari con quelli ariani, una notte a Bergamo, una settimana nella rovente Torino di fine luglio in compagnia di Bianca, Artu’ e la nonna, e 4 giorni in Liguria di cui 2 sotto la pioggia. Non si puo’ dire che ci siamo tolti qualcosa, tant’e’ che Luigi dopo pochi giorni sul suolo italiano ne e’ uscito completamente tuonato, con una sindrome definita dall’otorino “Vertigine parossistica benigna da stress” che di benigno aveva effettivamente l’influsso sul portafoglio del papa’ di Luigi che ha pagato senza batter ciglio –amore di padre- la pesante penale per lo slittamento del volo... Il nostro rientro invece, coraggiosamente affrontato da sola con Luce, da grande viaggatrice impavida quale sono, tanto e’ stato smooth nella tranquilla rotta oceanica, quanto stravolgente nei giorni successivi, dato che tornavo a lavorare neanche 12 ore dall’atterraggio, con la valigia di 30 kili destinata a stare a spasso per Schipol ancora altri 4 giorni, e Dariosere che arrivavano incalzanti come da programma freschi come solo due sposini con 6 settimane di congedo matrimoniale sanno essere. Perfortuna a Baltimora il clima si era un poco raffreddato (pare ci fossero 42 gradi neanche il giorno prima) e i nostri amati newlyweds, che erano piu’ devastati di noi dalle 8mila miglia on the road, fra una dormita e l'altra richiedevano timidi solo i miei famosi pancakes, due gite ad Annapolis e Washington, qualche allegra abbuffata senza pagare la tip e tre o quattro tranquille serate a disquisire in terrazzo su come eliminare la famiglia di ratti -il capostipite l'abbiamo soprannominato Urbano, come il Rattazzi, ovviamente- che in nostra assenza aveva preso possesso del nostro yard...


Io pero’ ammetto, non riesco a riprendermi dalla stanchezza... anche perche’, dopo l'ultimo fantastico week end a New York a zonzo con Dariosere che poi si sono imbarcati, siamo tornati a Baltimora alleggeriti di qualche migliaio di dollari dal nostro conto, in quanto io ho perso il mio portafoglio su un marciapiede della Quinta strada davanti a Central Park (non ho mai perso niente chesso', a Reviglisco, a San Giusto... doveva succedermi proprio nel blocco di asfalto piu’ battuto del mondo???). Mentre noi correvamo sulla quinta strada, invettando chi contro i sedicenni cingalesi saliti sul pulmann insieme a noi (dice Serena: "avevano un'aria torva"), chi contro la povera turisita italiana seduta di fianco a me (Luigi e’ sicuro che sia stata lei a soffiarmi svelta il portafoglio The Bridge da 3 kili dalla borsa), i fortunati che l’avevano trovato potevano gia’ spolpare tutte le mie carte, optando ovviamente per usare immediatamante da Macy’s quella di credito, che io pensavo di avere appena bloccato... ma che invece, scherzo del social security number, e’ stata perfettamente funzionante per tutto il week end! Se non altro questa occasione – come sempre ci sorprendiamo di quanti eventi strani ci sono gia’ capitati da quando siamo qua, un po’ per sfiga, un po’, diciamolo, perche’ siamo dei coglioni- ci ha permesso di aggiungere al carnet delle cose visitate, oltre al Guggheneheim ed il palazzo delle Nazioni Unite, anche una squallida stazione di polizia sulla 54esima, che proprio come nei film ospitava un poveraccio con le manette e la refurtiva in un sacco di juta ai suoi piedi, i riconoscimenti al merito e le targhe, e tanti poliziotti molto gentili e moltissimo palestrati, mentre fuori passava il corteo di Harley Davidson che andavano a rendere omaggio sui luoghi del 9/11... immaginate il quadretto di noi tre, con passeggino e guida alla mano, a sporgere denuncia dalla grata all'alienata -come sempre- clerk in uniforme di turno???


Piu’ o meno risolta la questione dei soldi (siamo ancora sotto indagine della Visa, che pero' dovrebbe rifonderci di tutto il maltolto) abbiamo ripreso la nostra vita. Dieci giorni fa ero tutta gasata da quello che mi aspettava in America per questo Fall Semester, con qualche novita' lavorativa poi invero sfumata, subito dopo mi sono lasciata abbattere dalle questioni bancarie e dalla stanchezza del quotidiano smazzamento di compiti, ora mi sento di nuovo un po’ piu’ positiva e ce l'ho solo con i guidatori americani di macchine enormi che non sanno parcheggiare... quindi tutto normale, non vi pare? questo e’ il segno che sono di nuovo in possesso della mia vita, confusa come sempre...
Luce da oggi e’ una Bumble (busy) bee e non piu’ una Sea Turtle, il che vuol dire passare alla classe dei tre anni con una settimana d’anticipo sul calendario. Lei, nonostante si sia rifiutata di dire una sola parola inglese per tutto il soggiorno italiano, con estremo imbarazzo dei suoi genitori che l’avevano appositamente ammaestrata, non si e’ fatta toccare molto dai mille giri che le abbiamo fatto fare. Si e’ adattata pressoche’ a tutto, cambiando letti come una consumata teatrante in tour, anche se forse avrebbe sicuramente gioito di piu’ a stare sulla spiaggia a fare castelli di sabbia con Giovanni ed Edo, o a saltare in piscina con Miki, piuttosto che stiracchiare 50 persone diverse e 10 localita’ turistiche in un mese scarso di vacanza... ma visto che, a differenza dei fortunati colleghi italiani, i bambini americani fanno si e’ uno una settimana coi genitori in tutta l’estate ed il resto al summer camp sotto aria condizionata, lei ha almeno visto tanti posti ed ha mangiato bene... e poi le sto preparando una fantastica festa alla scuoletta sull'orma della migliore tradizione trash americana (cappellini, torta decoratissima, goody bags)... vi faro' avere il resoconto della giornata nel prossimo blog.
A me invece rimane l’amaro, oltre a quello di aver fatto solo due bagni in croce, di non aver rivisto la mia Trieste, per la quale nutro ancora piu’ grandi aspettative la prossima volta che intravedero’ da Sistiana e che pero’ ho ritrovato tale e quale a come me la ricordero' sempre sull’ottimo libro di Mauro Covacich, che consiglio a tutti, patocchi e non...
e ovviamente di non aver visto persone che ci sono sfuggite per varie ragioni... so see you then, you will be the first next time... we love you all my friends -come direbbe ammiccante e un po' brillo il nostro vicino di casa Marty.

Piacere intanto di avervi comunque ritrovato qua.
ps. prometto che ritornero' anche a parlare di America (argomento forse un po' piu' interessante delle nostre cazzate)... lasciatemi scrutare ed origliare ancora un po', che ultimamente sono una noiosona e in vacanza avevo perso l'abitudine!