mercoledì 15 marzo 2006

Basic Bocce

Notizie dalla tretatreesima: ho guadagnato i miei primi 78 dollari!
Da giovedì scorso tengo ufficialmente un corso di “Exploratory Italian for adults” e sono già stata anche chiamata per la sostituzione di un’altra insegnate per il corso di “Italian for children”, che devo, dire, mi ha divertito molto di piu’.
Per capire il contesto, eccovi gli elementi. Prima di tutto, il posto: Chiesa parrocchiale Saint Leo di Little Italy, Centro di insegnamento degli adulti “Rev. Oreste Pandola” (da qua l’affettuoso nome “Pandola’s school”, che non so come mai ma mi ricorda piu’ “Amici miei” che una scuola di lingue). Essendo la zona una delle più tristi e spoglie della città, non mi aspettavo certo le strutture della Cattolica. Ma dove faccio lezione io il giovedi’ sera sembra proprio di essere stati catapultati indietro di 50 anni, perche’ tutto, l’arredo, l’odore, i torvi personaggi che si aggirano per la grande sala-oratorio sotto la chiesa, corrispondono assolutamente a quelli del mio immaginario sugli emigrati italiani degli anni 50, a cominciare dalle foto in bianco e nero del Vesuvio, quelle delle navi con i dimessi connazionali in arrivo ad Ellis Island, i ritratti di loschi benefattori in posa da “Il padrino”… per finire con le tovaglie a quadretti rossi sui tavoli e le statuette dei santi sui davanzali. Per farvi capire il generale squallore e la malinconia del luogo, vi dico solo che gli altri corsi proposti dal centro, testuali parole dal depliant, sono “Basic Bocce”, “How to make a real Lemoncello” e “Introduction to sausage making”!

La direttrice: Rosalie-Rosalia, una suora laica -italiana come io ho discendenze russe-, e’ molto precisa e orgogliosa del suo lavoro. In effetti offre l’unico modo per i nipoti degli immigrati, di rituffarsi un pochino nella lingua dei loro antenati e nella cultura del loro sangue. Continua a chiamarmi e a presentarmi a tutti come “Dottore Girardi”, sperando che l’uso del titolo mi faccia sentire piu’ nel ruolo e mi rassicura dicendo che quasi mai chi fa il corso base continua in quello avanzato. Io sono andata alla prima lezione (18 partecipanti, tutti americanissimi che non hanno alba, come se disi a Trieste, neanche delle più elementari parole tipo Buongiorno e grazie) preparandomi discorsi in inglese “di scoperta” sulle regioni d’Italia, Verdi, la moda e l’arte, sperando che l’effetto-olimpiadi li avesse fatti appassionare alla musicalità della nostra lingua, ma loro niente: volevano solo sapere perché ogni tanto coi nomi maschili si usa “il” e ogni tanto “lo” e perché certe parole che finiscono con “e” sono femminili e altre maschili. Insomma: regole, regole e regole, come ogni buon americano è abituato ad esigere e a seguire da quando nasce. Sapete bene che in un linguaggio come il nostro (e soprattutto se la grammatica e l’ortografia le hai studiate l’ultima volta con la cara Maestra Bargis in quinta elementare) sono piu’ le eccezioni che ti ricordi… tuttavia non mi sono persa d’animo e ostentando competenza li ho confusi dando la colpa allo storpiamento del latino in epoca romanza ed ai vari dialetti mischiati ad altre lingue, ripromettendomi di imparare a memoria i prossimi capitoli dell’ insostituibile testo “Italiano, prego!” che finalmente Rosalie mi ha consegnato alla fine delle due ore… Comunque conoscere la comunita’ italo-americana e’ interessante, ma fa anche venire una grande tristezza, perche’ oramai quasi nessuno sa parlare piu’ l’italiano ed i piu’ volenterosi, quelli giovani nati gia’ qua da genitore emigrato, non hanno spesso che qualche parola in stretto dialetto calabrese per esercitarsi a casa…
Un po’ sconsolata, ieri mi sono lanciata in macchina al vicino mall in cerca di un paio di scarpe mettibili, visto che tra l’altro qua ieri c’erano 30 gradi. Impresa non facile, dal momento che qua ai piedi si mettono di tutto meno che delle scarpe, preferendo le notoriamente comode (soprattutto per guidare) infradito appena esce un raggio di sole, le “sneakers” da ginnastica di ogni modello e le rassicuranti ciabatte-zoccoli, che vedi ad una persona su due in giro, e’ incredibile… questo fregarsene della moda e delle firme forse gli fa onore, ma ogni tanto non posso proprio credere che non abbiamo nulla di più carino da mettersi che le ciabatte, la tuta a cavallo basso e le T shirt extra large… look che va per la maggiore soprattutto fra la comunita’ nera, e che viene completato con l’uso del cellulare tipo radio della polizia (quasi tutti parlano nel cellulare guardandolo di fronte, con il viva voce, ed ignorano l’uso degli sms), l’andamento da cowboy del Wyoming ed una cup di caffe’ ustionante nell’altra mano. Luigi ed io abbiamo a questo riguardo inventato uno sport, che viene particolarmente bene al mall la domenica pomeriggio seduti sulla panchina di fronte al fast food, di “ciccione-spotting” , trovando sempre nuovi aggettivi per esprimere la nostra repellenza nei confronti dell’obesita’ imperante, soprattutto fra i giovanissimi, ed augurandoci che Luce cresca nana, calva, di carnagione lattea ma non cicciona.
Per accentuare ed esasperare il sentimento di non appartenza a questa comunita’, domenica sera abbiamo festeggiato la nostra amica Alessia per il suo compleanno, facendo una cena tutta italiana ed invitando esclusivamente italiani, con dibattiti in terrazzo sulla campagna elettorale, angoli di ascolto dell’intera discografia di De Andrè e programmazione a maggio di un torneo di pinnacola. Forse stiamo esagerando… mi impegno ad essere più cittadina del mondo e mi auguro che gli americani ci riservino delle altre sorprese. Per un rapido aggiornamento sull’offerta televisiva (sapete che mi piace guardarla), v’informo che questi ultimi giorni mi sono imbattuta in un bel programma sui viaggi (“Stranded with Cash Peters”, un genio che gira il mondo senza soldi nel portafoglio e facendosi pagare tutto dagli altri), un documentario raccapricciante sulle “special delivery” –le nascite con complicanze- in diretta sponsorizzato dalla Huggies (con cesto di prodotti in bella vista in sala parto!) con il presentatore che si arrabbia se la povera Crista non s’impegna dando alla luce il suo piccolo prima della pubblicita’, e ogni genere di reality tipo quello delle taratole sulla pancia (The fear factor) o Super nannies, una baby sitter della famosa scuola inglese che prova a mettere in riga una giovane mamma americana ed i suoi piccoli selvaggi vivendo con lei per un mese. Fra dieci giorni Bianca sarà qui e io le sto organizzando, per non smentirmi, un tour che toccherà giorno per giorno tutte le tappe principali della nostra vita americana, con strabilianti escursioni a Washington, Philadelphia e New York.
Infine Luce. La nostra piccola impavida ci sta davvero riempiendo d’orgoglio. Non solo non si e’ scoraggiata di fronte al nuovo rigore scolastico e l’innegabile difficolta’ di adattamento, ma ci fa pure i teatrini, quando arriva a casa, di quello che dice ai suoi compagni –con annessa gestualità-, naturalmente in una lingua che sa solo lei, facendo la pronuncia che mi ricorda la mia di quando cantavo a dieci anni “Munlaisciadou” senza sapere ovviamente quello che dicevo e aggiungendo poi in italiano tutta orgogliosa che lei picchia chi le da’ i calci e che poi chiede scusa, “sourri”, come dice lei… mentre e’ stata istruita a dire ferma alla maestra Miss Denita che si ostina a chiamarla Lucii, “No, my name is Luceee!”, che non so, la fa sempre ridere.

Ora ho scritto troppo e come sempre in maniera sconclusionata. E’ davvero una terapia riassumere per voi tutte le mie sensazioni e immaginare le reazioni. Mi aiuta a sdrammatizzare la’ dove devo ed a riflettere su quello che a prima vista mi fa solo sorridere. Infine, sono contenta che si sono aggiunti vecchi amici alla mailing list, il che mi fa un po’ paura, perche’ ho il terrore che questo lungo racconto, incominciato davvero per puro divertimento, deluda chi è abituato a fare ben altre letture. Non e' certo per fare esercizi di stile, che scrivo, ma per sentirvi piu' qua con noi.

Elisabetta

venerdì 24 febbraio 2006

It's Amaaaaazing!

IT’S AMAAAAAAZING!: Questa è la parola più sentita da quando sono cominciate le Olimpiadi. La NBC trasmette ogni sera il telegiornale (americano) e le previsioni del tempo (americane) da Piazza San Carlo ed e’ tutto così surreale… hanno trasferito a Torino più di 30 anchormen, gasatissimi e preparatissimi, che coprono di tutto, dalle gare e cerimonie ufficiali (facendo sentire tutti gli inni peraltro) alle gag al ristorante con lo yankee di turno che ordina il caffe’ prima dell’antipasto solo per vedere la faccia smarrita del cameriere, dal bobbista del Montana devoto a PierGiorgio Frassati in preghiera ai piedi del Duomo, alle inquadrature sullo chef torinese che prepara la carbonara (il cui ingrediente segreto, abbiamo scoperto da loro, è la menta!): insomma, ogni scusa è buona per parlare del “warmest” degli italiani, dell'accoglienza dei torinesi e della loro eleganza composta, di Gucci e del tartufo, del Barocco piemontese e di Tomba, del Barolo, di Piazza castellllo e dei fettuccini Alfredo (che da noi, gli ripetiamo sempre, non esistono), facendo ovviamente una grande, ma dopotutto spassosa, confusione. L’altro giorno per esempio abbiamo assistito ad un collegamento-siparietto sotto la statua di Emanuele Filiberto con Bob Costas (il Bisteccone Galeazzi americano, ma più autorevole) che cercava di raccontare le gesta di questo eroe del risorgimento piemontese ed il suo collega ad Atlanta che gli chiedeva ghignando: “Tell me more about this Emmmanuel Philibert”… Ed oltre ovviamente ai pipponi (con tanto di mini-film monografici dello sponsor di turno prima di ogni gara) sui loro venerati eroi come Bodiii Miller e Sasha Cohen, il Flying Tomato, Apolo e Hedrick, indugiano pure sulle storie strappalacrime di quelli meno famosi (anche non americani), con una predilezione per quelli ormai vicino al ritiro, con un passato di maltrattamenti, un padre in prigione e almeno una dialisi alle spalle.
Non c’è niente da fare: gli americani si esaltano per questo genere di cose e noi con loro. Del resto, per noi è talmente un supplizio assistere da semplici spettatori a tutto quello che voi avete laggiù che un po’ di Holliwood a Torino, la sera, in prime time, ci rallegra le giornate. La fighissima cerimonia d’apertura – di cui infatti i giornali americani hanno osannato soprattutto l’”orgoglio italiano” - ci ha riempito di fierezza di fronte agli amici che erano venuti a vederla qua (abbiamo superato le 14 nazionalità rappresentate, con ola a tutte le entrate delle squadre interessate), ma nello stesso tempo fatto sentire, per la prima volta, nel profondo del cuore e pungente come un bisturi piantato nello stomaco, la sensazione d’essere emigrati. Alla bambina dell’Antoniano che cantava Mameli sono scese lacrime a due italiani su tre fra i presenti (io le avevo già versate il pomeriggio sui servizi di Gianfranco Bianco in internet), così come alla visione della Belmondo che accende il braciere e lancia Torino nell’Olimpo delle città universalmente conosciute, “the Centre of the World” come ogni sera richiama il sottotitolo alla sigla d’apertura del collegamento olimpico della NBC. Pare che tutti adesso vogliano fare le vacanze a Torino. Chi l’avrebbe mai detto che sotto i portici scrostati di Via Po ed i vicoli buii del quadrilatero si sarebbero aggirati turisti in infradito entusiasti con la Lonely Planet sotto braccio, non più con la scritta “Northern Italy” in copertina, ma con “Turin and the rest of Italy”???

Ad ogni modo cerchiamo di proseguire la nostra vita nonostante il pensiero fisso a Torino ed ai nostri atleti. Mentre Luigi, che ha avuto per un po’ il barbone da talebano e si e’ adeguato allo stile sciatto-grunge dei suoi colleghi, gode immerso nelle sue analisi (e fatico ormai a discernere se e’ diventato un vero nerd/geek o se e’ solo cerro…) e Luce fa esercizi linguistici all’asilo, io mi perdo nelle mie giornate da casalinga (in questo caso, davvero disperata), in attesa di un lavoro figo che forse non verrà mai, delle prime lezioni di italiano che incomincerò a marzo e dell’arrivo della primavera, che porterà qua dall’Italia Bianca e mio padre. Fra una lucidata al letto d’ottone ed una teglia di brownies mi allieto con un po’ di lettura (Bill Bryson e’ il mio nuovo guru, se potete compratevi un suo libro... altro che lo spocchioso Severgnini), il giardinaggio quando non c’e’ la neve e con l’immancabile televisione, che nella pause tra un collegamento olimpico e l’altro mi ha offerto, ieri per esempio, un documentario sulla tragica fine che hanno fatto i protagonisti di Arnold e l’ennesimo programma sulla fissa della chirurgia plastica dei californiani (oramai sono un’esperta: ho imparato per esempio che qui le tette si rifanno passando con un tubo dall’ombelico e che va di modissima il chin-implant, ovvero la correzione del mento), cercando invano di difendermi dall’assalto continuo della pubblicita’ (però in questo periodo ce ne sono molte carine sui giochi) e da Luce che ormai ha già memorizzato tutto il palinsesto delle otto e mezza di sera dei 10 canali per bambini...
Ci sono certe cose che in compenso stanno facendo perno sulla mia pigrizia e a cui so che non potrò più rinunciare, tipo la cassiera che impacchetta per te la roba nei sacchetti, il bancomat all’interno di ogni negozio -persino il Deli indiano sfigatissimo qua di fianco- per non far sfuggire nessun acquirente, i parcheggi larghi 4 metri, il contasecondi al semaforo pedonale, il tritatutto nello scarico del lavandino (dove ogni sera e’ un divertente esperimento: il cucchiaio di plastica di Luce lo farà esplodere??)… o altre proprio goduriose tipo i pancakes il sabato mattina e i colossal burger con una montagna di patatine croccantissime. Luigi dice che per quanto ne sa lui, non dovro’ preoccuparmi di rinunciarci tanto presto…, d’altronde, dopo aver superato con un certo successo i sei mesi di residenza all’estero, con Luigi che ha chiesto un finanziamento per le sue ricerche al Ministero della Difesa (e per un progetto sulla prostata: ma che c’entra???) e Luce che incomincia a dirci mentre fa l'occhiolino “you know” e “come on” e ogni giorno torna a casa chiedendomi di invitare da noi i suoi compagni dai nomi impronunciabili (Numo, Artez, Aniia, Yoming): come potrei strapparli via da un simile quadretto???
Perchè, come on… tutto sommato, you know… vivere in America….

e’ troppo AMAAAAAAZING!