domenica 5 novembre 2006

Dei cavoli e delle zucche

Bando alle ciance, qua la notizia scoppia ed io pure (non figuratamente). Non mi trattengo piu’ e mostro dunque con orgoglio – rivelando un segreto ai piu’ – il mio evidente stato interessante, o meglio, nel mio caso,“imbarazzante”, come dicono gli spagnoli...

Didascalia della foto: panza appartente a donna robusta, eta’ 32 anni, corrispondente (oggi, qua era un po' prima) alla 17ma settimana di gestazione, feto in buona salute non ancora scandagliato nelle parti genitali, bimba confusa, ancora ignara della minaccia che sta incombendo.

Insomma, ho raggiunto fiera i 5 mesi, e con un rapido calcolo dovrei finire dritta dritta alla Delivery Room (mai termine piu' diretto...) intorno alla meta’ di aprile. Risparmiandovi, per decenza, la descrizone del mio stato e gli effetti indesiderati della gravidanza nel periodo subito precedente a questo – nei primo trimestre sono stata tormentata da una nausea immonda - vi dico che, forse un po’ da incoscenti, siamo molto contenti di “allargarci” in tutti i sensi, e ci sentiamo anche un po' avventurieri, visto la particolare situazione nella quale ci troviamo. Oltre al fatto di essere beh, un po' soli, qua e’ tutto diverso dalla rassicurante Trieste del 2003. Per esempio abbiamo passato gia’ molte notti insonni a studiare i manuali della nostra assicurazione sanitaria per capire se tutto questo scherzo ci costera’ alla cassa del famoso Jonhs Hopkins Hospital anni di lavori forzati oppure se ci e’ concessa la copertura al 100 per cento (per ora non l’abbiamo ancora capito). Tra l'altro, prima dei normali controlli medici, una sprovveduta come me deve pure affrontare la difficilissima scelta del ginecologo giusto (qua e’ chiamato amichevolmente G.Y.N.), della nurse appropriata (la vera capa, che non ti molla un attimo), e della midwife (una specie di levatrice che qua pare, e’ non solo di moda ma praticamente indispensabile per il training giusto ed in sala parto, e che ti devi prenotare mesi e mesi prima) , mentre i banalissimi esami che in Italia ti fanno di routine, qua puoi farli serena solo se sei quasi sicura che verranno coperti dall’assicurazione (un’ecografia normalissima costa 490 dollari) senno' ti affidi al Signore (come mi ha detto tutta professionale la nurse al primo colloquio). Come saprete infatti, il sistema in generale qua e’ molto diverso, e cosi' la mentalita' e la tutela della maternita’ dal punto di vista socio-legale, che e’ praticamente inesistente. Ma se vi interessa vi rendero’ edotti nei prossimi mesi.

Vi ricordo, invece, che questo/a poveretto/a avra’ la sfiga, oltre che di avere noi come genitori e Luce come sorella, di acquisire un luccicante passaporto blu con aquila in bella vista, con tanto di diritto a tornare in questo paese (se mai ne saremo lontani, spero in ogni caso di lasciarlo prima che Luce diventi cheerleader) per fare un master oppure il marine, senza visti o green card, mentre noi tre faremo le fila all’Immigration con i messicani...

In vista del prossimo raddoppio, intanto, mi alleno nel mio ruolo di madre con sedute dalla “Parenting Coach” che ci fornisce il YMCA una volta al mese, che devo dire non stanno facendo molto effetto su Luce che e’ piu’ scatenata che mai... ora e’ in preda a delirio da principesse e incomincia a parlare coi draghetti di notte, mentre io insisto la sera, prima di addormentarla, a cantarle “Fratelli d’Italia” (e Luigi ci da dentro invece con Vecchio scarpone), sperando di nutrirne, nel frattempo, l’italianita’...

Dai cavoli passiamo alle zucche, anzi, all’invasione “arancione”. Quest’anno eravamo preparati all’arrivo di Halloween e siamo partiti ben in anticipo alla ricerca della perfetta pumpkin dar essere intagliata in una delle fattorie aperte al pubblico per l’occasione, organizzatissima e affollatissima, dove, a bordo di un carro, seduti sulle balle di fieno, siamo stati portati nella immensa piantagione dove puoi fare appunto il pick-a-pumpkin (ma in quelli difianco, in altre stagioni, il pick-your-own lo fai di apples, strawberries, cherries...). Molto divertente soprattutto per Luce, considerato che si e’ fatta anche un giro sul pony e mille salti sul gonfiabile a forma di zucca mentre noi ci immergevamo nel contesto da veri campagnoli americani facendo la spesa nel mercato country alla Holly Hobbie annesso.

Da li’ in poi il clima in America si fa trash da morire, con imperversare di film dell’orrore (5-6 ogni sera, classici e non), ogni genere di decorazione macabra e gente idiota ovunque, tanto che per esempio degli studenti -bianchi- di una fraternity qua vicino si sono sentiti autorizzati dal clima ad indirre uno "slave party" a casa loro, suscitando uno scandalo pazzesco in tutta la citta'. Superata poi abbastanza brillantemente, per essere la prima volta (giudicate voi dalla foto sotto) la missione di svuotare ed intagliare la nostra Jack-o-Lantern come migliaia di siti su internet insegnano, siamo sopravvissuti alle orde di bambinetti che facevano il Trick or Treat la sera del 31 ed abbiamo fatto noi stessi un giro con gruppetto di amici di casa in casa a riempirci di ogni genere di schifezza anti-dentista (Luigi dice che ne ha approfittato per farsi la mappa delle gnocche che abitano qua vicino).
Dopo Halloween si entra prepotentemente nella fase pre-Thanksgiving (che pure e’ a fine novembre), dopodiche’ in quella pre-Natalizia etc.. insomma: qua per seguire le ragioni del business e’ tutto passare da una fase all’altra, senza un giorno –dico uno- di pausa, tanto che gia’ da una settimana siamo nella Holidays season (quella che per noi dura circa 20 giorni)!

Gli americani intanto non si coprono, nonostante i miei sguardi di disapprovazione e due gradi fuori ormai da qualche settimana. Non mi rassegno a vederli girare ancora in bermuda e birkenstock e ostento il mio sciarpone di lana e la giacca di lana cotta simil-tirolese.
Ieri mattina abbiamo portato Luce a tagliarsi a capelli in un nuovo parrucchiere vicino a casa, che mi sembrava piu’ alla moda degli altri e che allettava i clienti con tagli per tutti a 13 dollari in al massimo 15 minuti: effettivamente abbiamo pagato quello, ma i capelli te li devi lavare a casa e dopo il taglio te li devi asciugare tu, in una delle apposite “station” predisposte in sala. Divertente, per carita', ma questo vi fa capire molto due cose essenziali nella vita degli americani: il casual e l'efficienza... insomma, che vi basti l’essenziale senza fronzoli che al gusto e ai piaceri della vita ci pensiamo in un altro momento.

Abbiamo scoperto che, come c’e’ un sito internet dello Stato del Maryland (http://www.dpscs.state.md.us/sorSearch/) dove sono registrati i maniaci e i cosiddetti sex offenders sul quale puoi vedere dove abitano, quante condanne hanno avuto etc... (noi ne abbiamo diversi in zona, ma mi rassicura il fatto che la densita’ e’ cosi’ ovunque, anche nelle verdi e pulite suburbs alla Mysteria Lane), ce n’e’ uno (www.zillow.com) che ti dice quanto vale la tua casa sul mercato -al centesimo- e di tutte quelle che vuoi in america, basta immettere l’indirizzo e dalla mappa satellitare zoommatissima ti appare il tuo tetto con prezzo sopra ed una mascherina che ti dice il numero di stanze, quanti proprietari ha avuto, quanto l’ha pagato l’ultimo acquirente.. etc (con tanto di grafico di previsione di come andra’ il mercato in quella zona nei prox 5 anni), alla faccia della privacy!

Infine, metto le mani avanti con tutti quelli che non sono riuscita a raggiungere singolarmente per dare la bella notizia: vi basti vedere con che frequenza ormai riesco a scrivere su questo blog...
Stay tuned!

domenica 1 ottobre 2006

Pros and cons

Il bello dell’America e’ avere Bruce Willis sotto l’ufficio che gira il suo ultimo film (per di piu’ una scena d’azione con pulman che si scontra con taxi: in tre giorni di riprese ho visto tre sue controfigure, moltissima gente della crew, effetti speciali, ma di Bruce neanche l’ombra...). O andarsene a cena il mercoledi’ nel vicino Rocky Run (la grill house col menu’ piu’ vasto del mondo: una figata!) pagando la meta’ tutti gli hamburgher – che gia’ costano poco, visto che e’ posto di studenti e allegre famiglie come noi- o il sabato e la domenica non pagare il biglietto nei due piu’ grandi musei d’arte della citta’. E finalmente il clima si e’ fatto meraviglioso, la luce brillante di fine settembre s'incontra con una natura ora verdissima, che sta per lasciare il posto ai mille colori caldi di ottobre, quando le foglie prima di cadere regalano colpi d’occhio incredibili e –almeno per me- una bellissima sensazione di beatitudine dentro.


Tuttavia questi giorni sono particolarmente turbata dal livello di poverta’ che c’e’ qua, molto piu’ squallido di qualsiasi altra immagine abbia di altre parti del mondo. Quotidianamente incontri per strada disgraziati, storpi, donne sfatte, poveracci vecchi e giovani, di tutti i colori, che non hanno alcun posto in nessuna categoria, lista, non sono nessuno. Non ho mai visto gente cosi’ in Italia. Per lo Stato non esistono, e viene facile attribuire la colpa all’elegante sistema socio-sanitario americano (come sapete totalmente privato), alla cultura dell’individualismo piu’ bieco (tante moine dai vicini di casa che appena ti trasferisci di un isolato non ti rivolgono piu’ la parola) e all’istigazione al successo a tutti i costi, anche, e soprattutto, tramite programmi televisivi che invitano davvero ad emarginare il “loser”, ad imbellirsi, a rifarsi la casa che dall’esterno sembra fighissima e poi dentro c’ha i muri in piedi con lo sputo... in una parola, ad apparire quello che non si e’, perche’ la sostanza, purtroppo e' molto misera. Non dappertutto ovviamente e' cosi', ma anche in tante zone che sembrano bellissime, sono sicura che ci sia diversa gente che vive al di sopra delle proprie possibilita’ e che fa di tutto per tenere segreti i propri altarini, i mutui, i conti in rosso delle mille carte di credito che ti lasciano accumulare debiti purche’ tu spenda e faccia girare l’economia del consumo...
Che rabbia, gira e rigira parlo sempre di quello che non mi piace... e che alla fine non faccio una gran promozione al paese che cortesemente mi ospita. Luigi dice che sono biliosa, io gli dico che semplicemente traggo delle conclusioni da quello che osservo.
E piu’ forte di me. Insisto ancora per un secondo.
Lo sapete che il piu’ grande network di telefonia mobile americana si pubblicizza come quello con le “fewest dropped calls”? Perche’ le linee qui fanno schifo, cosi’ come i collegamenti adsl che sono lentissimi nelle case private... pero’ almeno di fatto se ne fregano sia dei modelli di cellulari (hanno tutti piu’ o meno gli stessi, due o tre marche in tutto, di qua gli italiani sembrano veramente dei maniaci) sia per esempio delle macchine (le berline qua vanno per la maggiore, soprattutto per la fascia 16-35... come se io alla matura fossi arrivata al volante di una Croma), tranne alcuni che invece si rincoglionisco e si vendono i figli al black jack di Las Vegas pur di comprarsi il modello di SUV piu’ grande e piu’ ingovernabile che c’e’ sul mercato... ma quelli ci sono anche da noi.
Ad ogni modo, visto che imperverseremo col nostro senso di inadeguatezza - e le nostre sbruffonaggini: io per sempio al volante sono diventata una bestia, facendo tutto quello che i miei 14 anni di patente in Italia mi insegnano per far impazzire gli americani caproni!- da queste parti ancora per un po’, cerchiamo perlomeno di divertirci quando capita.

Per esempio al compleanno di Luce, che seppure un po’ ristretto per via della presenza di amici e familiari - noi tre in tutto - abbiamo allegramente passato all’asilo con tanto di cup cakes per tutti i bimbi ricoperte di uno strato di panna imbarazzante (con le 4 principesse Disney all’uopo montate sopra dalle sapienti mani del pasticcere del vicino supermercato Giant) e le goodie bags preparate da me per tutti gli amichetti dell’asilo, come si usa fare qua quando un bimbo compie gli anni... Lei era tutto sommato contenta, ha avuto i suoi dieci minuti di celebrita’, poi la maestra ci ha cacciati e ce ne siamo tornati a casa a spacchettare i fiammeggianti regalini. Poca cagnara, niente zia Peppa che porta all’ultimo un vestitino fuori misura o gli amici senza figli che passano anche solo per scroccare una patatina o una pizzetta... noi qua piu’ di questa intima celebrazione non potevamo fare per la nostra creatura (visto anche il pesante clima di austerity in casa Marchionni, se vogliamo tornare in Italia a Natale), e tutto sommato lei non aveva neppure bisogno di piu’, credo.

Oggi siamo stati al Book Festival nella zona “intellettuale” e antica della citta’, molto carino soprattutto perche’ in queste occasioni gli americani non solo si ricordano, ma dedicano un’attenzione particolare ai bambini, per i quali organizzano mille tipi di attivita’, tutte gratuite e intelligentissime... e’ qualche anno che non vado al Salone del Libro, ma mi sembra di ricordare che i bambini sotto gli 11 anni fossero a mala pena ammessi. Per 15 dollari abbiamo comprato per Luce 5 libri usati ed uno nuovo.


Il mio lavoro in aiuto dei connazionali emigrati prosegue con piu’ “confidence”, mentre Luigi dice che con quest’anno ha fatto abbastanza training e spero che stia per sfornare i suoi primi assi da pubblicare. A proposito, ho scoperto che il suo lavoro si chiama piu’ correttamente quello del “scientist” piuttosto che del “researcher” come dicevo io, e vi confesso che mi fa figo da matti dirlo... Abbiamo ripreso Music Together, stiamo cercando un corso per giovani circensi (davvero!) ed io ho lasciato la palestra per optare per un autunno in piscina.
L’altra sera alla tv c’era un “tornado warning” per la zona poco piu’ sotto Baltimora, che fra gli avvisi naturalmente catastrofici ed il possibile grado di rotazione, indicava fra le precauzioni da tenere anche quella di uscire subito dalle case mobili, su ruote e prefabbricate, dalle tende e dalle casette sugli alberi.
Per rimanere sul tema televisione, vi segnalo come sempre alcune delle trasmissioni che mi vedono ormai fedele habituée: “Little people, Big world”, la storia-reality di una famiglia affetta da acondroplasia ovvero nanismo, i cui genitori sono nani, e dei quattro figli tre sono normali ed uno nano, il povero pure gemello di un baldo 15enne piu’ alto della media (minchia che sfiga vi direte voi), che davvero sono molto simpatici e fanno una vita normalissima. “The world’s most ugliest dogs”, un concorso meraviglioso con un campionario dei cagnetti piu’ storpi, spellacchiati e buffi del mondo, e da giovedi’ anche le nuove puntate di ER, giusto per sentirsi per una sera delle persone normali. Infatti, e purtroppo, quando non c’e’ niente di meglio, mi capita anche di imbattermi nel terrificante “Humanimals” sul canale piu’ morboso di tutti, il famoso Discovery Health: documentario su dei pazzi furiosi che tramite la chirurgia estetica vogliono trasformarsi in animali, fra cui c’e’ anche quello che si e’ fatto trapiantare dei sottili baffoni di acciaio sulle guancie per sembrare un gatto e quello che si e’ fatto tagliare la lingua a meta’ per sembrare una lucertola.

E come al solito, con queste perle di meta-linguaggio televisivo, vi saluto.
See ya!


Comunicazione: ai pochi ancora che non sentiamo su Skype, ricordo che adesso abbiamo anche la webcam e che fare video-chiamate di ore non costa nulla ed e’ divertentissimo! I nostri user names sono: elisabetta.girardi e marchion
besos