venerdì 24 febbraio 2006

It's Amaaaaazing!

IT’S AMAAAAAAZING!: Questa è la parola più sentita da quando sono cominciate le Olimpiadi. La NBC trasmette ogni sera il telegiornale (americano) e le previsioni del tempo (americane) da Piazza San Carlo ed e’ tutto così surreale… hanno trasferito a Torino più di 30 anchormen, gasatissimi e preparatissimi, che coprono di tutto, dalle gare e cerimonie ufficiali (facendo sentire tutti gli inni peraltro) alle gag al ristorante con lo yankee di turno che ordina il caffe’ prima dell’antipasto solo per vedere la faccia smarrita del cameriere, dal bobbista del Montana devoto a PierGiorgio Frassati in preghiera ai piedi del Duomo, alle inquadrature sullo chef torinese che prepara la carbonara (il cui ingrediente segreto, abbiamo scoperto da loro, è la menta!): insomma, ogni scusa è buona per parlare del “warmest” degli italiani, dell'accoglienza dei torinesi e della loro eleganza composta, di Gucci e del tartufo, del Barocco piemontese e di Tomba, del Barolo, di Piazza castellllo e dei fettuccini Alfredo (che da noi, gli ripetiamo sempre, non esistono), facendo ovviamente una grande, ma dopotutto spassosa, confusione. L’altro giorno per esempio abbiamo assistito ad un collegamento-siparietto sotto la statua di Emanuele Filiberto con Bob Costas (il Bisteccone Galeazzi americano, ma più autorevole) che cercava di raccontare le gesta di questo eroe del risorgimento piemontese ed il suo collega ad Atlanta che gli chiedeva ghignando: “Tell me more about this Emmmanuel Philibert”… Ed oltre ovviamente ai pipponi (con tanto di mini-film monografici dello sponsor di turno prima di ogni gara) sui loro venerati eroi come Bodiii Miller e Sasha Cohen, il Flying Tomato, Apolo e Hedrick, indugiano pure sulle storie strappalacrime di quelli meno famosi (anche non americani), con una predilezione per quelli ormai vicino al ritiro, con un passato di maltrattamenti, un padre in prigione e almeno una dialisi alle spalle.
Non c’è niente da fare: gli americani si esaltano per questo genere di cose e noi con loro. Del resto, per noi è talmente un supplizio assistere da semplici spettatori a tutto quello che voi avete laggiù che un po’ di Holliwood a Torino, la sera, in prime time, ci rallegra le giornate. La fighissima cerimonia d’apertura – di cui infatti i giornali americani hanno osannato soprattutto l’”orgoglio italiano” - ci ha riempito di fierezza di fronte agli amici che erano venuti a vederla qua (abbiamo superato le 14 nazionalità rappresentate, con ola a tutte le entrate delle squadre interessate), ma nello stesso tempo fatto sentire, per la prima volta, nel profondo del cuore e pungente come un bisturi piantato nello stomaco, la sensazione d’essere emigrati. Alla bambina dell’Antoniano che cantava Mameli sono scese lacrime a due italiani su tre fra i presenti (io le avevo già versate il pomeriggio sui servizi di Gianfranco Bianco in internet), così come alla visione della Belmondo che accende il braciere e lancia Torino nell’Olimpo delle città universalmente conosciute, “the Centre of the World” come ogni sera richiama il sottotitolo alla sigla d’apertura del collegamento olimpico della NBC. Pare che tutti adesso vogliano fare le vacanze a Torino. Chi l’avrebbe mai detto che sotto i portici scrostati di Via Po ed i vicoli buii del quadrilatero si sarebbero aggirati turisti in infradito entusiasti con la Lonely Planet sotto braccio, non più con la scritta “Northern Italy” in copertina, ma con “Turin and the rest of Italy”???

Ad ogni modo cerchiamo di proseguire la nostra vita nonostante il pensiero fisso a Torino ed ai nostri atleti. Mentre Luigi, che ha avuto per un po’ il barbone da talebano e si e’ adeguato allo stile sciatto-grunge dei suoi colleghi, gode immerso nelle sue analisi (e fatico ormai a discernere se e’ diventato un vero nerd/geek o se e’ solo cerro…) e Luce fa esercizi linguistici all’asilo, io mi perdo nelle mie giornate da casalinga (in questo caso, davvero disperata), in attesa di un lavoro figo che forse non verrà mai, delle prime lezioni di italiano che incomincerò a marzo e dell’arrivo della primavera, che porterà qua dall’Italia Bianca e mio padre. Fra una lucidata al letto d’ottone ed una teglia di brownies mi allieto con un po’ di lettura (Bill Bryson e’ il mio nuovo guru, se potete compratevi un suo libro... altro che lo spocchioso Severgnini), il giardinaggio quando non c’e’ la neve e con l’immancabile televisione, che nella pause tra un collegamento olimpico e l’altro mi ha offerto, ieri per esempio, un documentario sulla tragica fine che hanno fatto i protagonisti di Arnold e l’ennesimo programma sulla fissa della chirurgia plastica dei californiani (oramai sono un’esperta: ho imparato per esempio che qui le tette si rifanno passando con un tubo dall’ombelico e che va di modissima il chin-implant, ovvero la correzione del mento), cercando invano di difendermi dall’assalto continuo della pubblicita’ (però in questo periodo ce ne sono molte carine sui giochi) e da Luce che ormai ha già memorizzato tutto il palinsesto delle otto e mezza di sera dei 10 canali per bambini...
Ci sono certe cose che in compenso stanno facendo perno sulla mia pigrizia e a cui so che non potrò più rinunciare, tipo la cassiera che impacchetta per te la roba nei sacchetti, il bancomat all’interno di ogni negozio -persino il Deli indiano sfigatissimo qua di fianco- per non far sfuggire nessun acquirente, i parcheggi larghi 4 metri, il contasecondi al semaforo pedonale, il tritatutto nello scarico del lavandino (dove ogni sera e’ un divertente esperimento: il cucchiaio di plastica di Luce lo farà esplodere??)… o altre proprio goduriose tipo i pancakes il sabato mattina e i colossal burger con una montagna di patatine croccantissime. Luigi dice che per quanto ne sa lui, non dovro’ preoccuparmi di rinunciarci tanto presto…, d’altronde, dopo aver superato con un certo successo i sei mesi di residenza all’estero, con Luigi che ha chiesto un finanziamento per le sue ricerche al Ministero della Difesa (e per un progetto sulla prostata: ma che c’entra???) e Luce che incomincia a dirci mentre fa l'occhiolino “you know” e “come on” e ogni giorno torna a casa chiedendomi di invitare da noi i suoi compagni dai nomi impronunciabili (Numo, Artez, Aniia, Yoming): come potrei strapparli via da un simile quadretto???
Perchè, come on… tutto sommato, you know… vivere in America….

e’ troppo AMAAAAAAZING!

giovedì 26 gennaio 2006

Dove eravamo rimasti?

Siamo tornati a casa. Perchè questa, anche se lasciare Torino una fredda mattina di gennaio e’ stato straziante (soprattutto adesso che sara’ al centro del mondo), e’ la nostra casa, ormai. La vacanza in Italia tuttavia ci ha ricaricato, e mi ha permesso di tornare riconciliata con Baltimora, e con gli americani.
Da quando siamo tornati infatti sono cambiate molte cose, primo fra tutti il mio sentimento di appartenenza, seppure da “alien” (come ci tengono a precisare sinistramente in tutti i documenti), a questo paese. Dopo il tourbillon delle vacanze natalizie, l’immersione effimera nella vita quotidiana delle nostre famiglie, i sorrisi e le varicelle dei nostri nipoti, le camminate sotto il Monte Rosa, i bagordi nizzardi con i futuri coniugi Cutaia, le scorpacciate di pizza, farinata, gnocchi e macine ed il solito viaggio sul mezzo di trasporto piu’ terrificante che c’e’ - l’aereo, che all’andata ci ha anche riservato l’agghiacciante esperienza di un morto d’infarto in cabina, nel bel mezzo dell'Atlantico - ci aspettava la nostra casa: le montagne di pubblicita’ nella buca delle lettere, la nuova targa della macchina, l’inaspettato clima primaverile ed i mille progetti che spero in questo paese si avvereranno.
La novita’ in assoluto e’ che Luce e’ stata ammessa al vicino asilo del YMCA (quello della canzone, ma non ho ancora capito che cos’e’, so solo che e’ molto meno caro degli altri e molto organizzato), un posto molto bello traboccante di libri, giochi, colori e un giardino che e’ meglio di Disneyland, dove si puo’ finalmente scatenare con i suoi amichetti del ghetto (nella sua classe lei e una cinesina sono le uniche bimbe bianche) e provare il divertente esperimento linguistico di sentire l’inglese e parlare imperterrita l’italiano, innescando risate a catena prima delle sue maestre, poi dei suoi amichetti ed infine le sue… e io mi sento finalmente una mamma americana a tutti gli effetti, che le prepara il sandwich da mettere nella lunch-bag, “piu’ americana di una di Baltimore” mentre attraversa fiera, per andarla a prendere, la via molto folkloristica (per usare un eufemismo…) che una volta mi faceva rabbrividire anche solo sbirciare da lontano… no, adesso mi sento una di loro, non importa se non e’ reciproco...

E se in mezzo ad uno YO MA’M rappato Luce imparerà parole di grande valore come “respect” (deriva dalla tradizione martinlutherkinghiana ed e’ giustamente molto sentito per la comunità afro-americana), “believe” (che e’ scritta ovunque sui muri, non chiedetemi l’origine) “caring” (che l’aiutera’ a essere meno viziata, era segnato oggi nel suo report come concetto della settimana), ben venga, tanto dall’altra intuirà che esistono anche bimbi diversi, tipo quelli fighetti che frequentiamo (tutti wasp, ovviamente) al corso di Music Together, dove in realta’ andiamo perche’ mi esalta la liberta’ di poter fare, con la scusa dei bambini che fanno casino, vocalizzi imbarazzanti con la maestra –ex jazzista- Susan.
Per non rimanere a casa a fissare i muri mi sono dunque messa a cercare lavoro con grandi attese, e per ora non ho in mano nulla, solo qualche contatto per insegnare l’italiano – nella chiesa di Little Italy dove c’e’ un prete che sembra Al Pacino e nel centro di studi italiani di una signora sarda molto chiccosa, che a dire la verita’ mi ha proposto anche di tenere dei corsi di cucina ed era intenerita dal fatto che cantassi, spero che non mi faccia fare le due cose insieme…- e confesso che mi godo abbastanza le mattine da casalinga in solitudine, a scrivere email mentre ascolto Viva Radio Due con Fiorello su internet fra un bucato, una schifezza da mangiare e i raptus da giardiniera… Nel frattempo abbiamo festeggiato i 33 anni di Luigi in un ristorante afgano molto in voga in citta’, ho fatto la mia prima uscita solo donne a vedere i cowboys gay, siamo stati a visitare finalmente Washington – o DC, come la chiamano gli intimi qua- che ci e’ piaciuta molto (nella foto notare come Luce did truly enjoy the trip) e mi ha fatto per un secondo rimpiangere di non abitarci (poi quando ho visto i prezzi delle casa ho subito ricambiato idea). Sta poi prendendo corpo anche il giro delle amicizie, con la new entry di un napoletano simpaticissimo che lavora alla NASA con moglie brasiliana e figlia Olivia poco piu’ piccola di Luce, l’intensificazione dei rapporti con gli italiani della pizza e le cene con l’amico americano di Luigi che fa il biostatistico-pittore. Sabato sera abbiamo invece un invito a festeggiare il Capodanno Cinese-l’Anno del Cane da due colleghi carini della Hopkins, che prima di cena ci terranno anche un corso di ravioli, ovviamente cinesi… non vedo l’ora di vivere l’esperienza etno-culinaria.

Con il mio social security number (e’ incredibile, le cose adesso vanno molto piu’ velocemente, abbiamo perfino ricevuto la prima offerta di carta di credito) e il nuovo abbonamento a Time, e’ arrivata anche l’FBI a casa, che sta investigando sul vicino di casa –quello con la band, secondo me al massimo lo cercano per spaccio di marijuana al college… almeno spero!- un agente mi ha sfoderato il doppio tesserino con lo stemma, proprio come nei film, ed io ero talmente emozionata che non ho neanche ascoltato i racconti sulle nefandezze che avrebbe fatto il soggetto...

Ora vi lascio. Spero di aver colmato in parte il vuoto lasciato negli affezionati le ultime settimane. Scriveteci sempre, mi raccomando, anche se siamo dei pessimi amici.

Elisabetta

Dimenticavo la chicca… una foto che tanti aspettavano… i truzzi ci sono anche qua, e sono quelli che appena ne hanno la possibilita’ approfittano delle cosiddette “americancazzate”…