giovedì 17 gennaio 2008

La fine di un blog

So che puo’ sembrare un po’ una parafrasi... ma mi prendo una pausa dal blog per... incominciare a scrivere. Veramente.

L’idea, che Luigi definisce ironicamente “Cronache del risveglio di una coscienza. Ovvero lo zibaldone di una casalinga filosofa (psicologa, psicopatica?)”, era invece covata da tempo, ma mi e’ apparsa nella sua semplicita’ e limpidezza solo ieri.

Adesso dunque devo tirar fuori le palle per compiere un’impresa. L’impresa di un libro, forse, che per ora potrebbe esaurirsi semplicemente in una raccolta di pensieri sconclusionati legati alla mia condizione qua (che col blog e’ nata) ma che potrebbe diventare un'altra chicca: un libello di critica della nostra societa’, una guida turistica, un diario coi racconti d’infanzia, un romanzo basato sui personaggi che ho conosciuto, o addirittura una favoletta... chi puo’ dirlo adesso, sono talmente tanti i generi a disposizione! In ogni caso vorrei lasciare qualcosa di ingombrantemente "mio" alle mie bimbe, che le scaldi un giorno se io non ci saro' piu', come avrei voluto che mia madre facesse per me.
Visto che la confusione e’ ancora tanta, scelgo pero’ di accantonare il blog per rimettermi in gioco daccapo, a mente fredda. A dire la verita’ ultimamente mi pesavano un po’ le aspettative che lo scrivere una cronaca ed il pubblicarla in tempo reale comporta e sentivo che spesso questo modo di comunicare puo' essere facilmente scambiato per uno sfoggio, come per dire" Ehila', guardate tutti quanto so' figa a vivere in Ammerica". E forse si era anche esaurita un po’ la vena tutta eccitata che mi aveva percorso agli esordi.
Devo ammettere che mi dispiace anche abbandonare il mondo di Internet, che mi esalta tanto con i suoi mezzi portentosi e che per questo sono sicura continuera' a darmi ogni giorno spunti nuovi. Questo filone forse va esaurendosi un po’ per tutti, o magari ha solo bisogno di qualche altra invenzione per rimanere florido ed in un certo modo ancora interessante.
In ogni caso ho bisogno di un progetto piu’ ampio e di trovare un’ispirazione che porti verso un’unica strada... mi serve anche una costanza e una tecnica che forse non ho, e spero di trovare l’ironia giusta che serve sempre a sdrammatizzare e a non prendersi troppo sul serio... non so se ne sono davvero capace, ma voglio provare adesso che ho tutto il tempo a disposizione. Sono sempre stata grafomane e questa e’ la mia unica certezza, insieme allo zaino carico di sensazioni e considerazioni che mi porto dietro, soprattutto negli ultimi anni...

Rimango un po’ piu’ sola (ma non e’ una novita’ per me) e dedico dunque quest’ultimo blog a chi e’ lontano come me e si ritrova spesso a fare i conti con una certa nostalgia e un perenne senso di inadeguatezza al nuovo ambiente scelto per apporre il nido. Chi si e’ buttato verso nuovi orizzonti, per necessita’ o per scelta, e vive ogni giorno le difficolta’ di essere un po’ piu’ sperduto, anche se magari a solo 200 kilometri dal paese natio. Chissa’ perche’ poi ci si immagina sempre che la vita a casa, in famiglia, nella propria citta’, sia sempre piu’ entusiasmante e ricca di eventi? Forse e’ solo una suggestione, a volte e’ una vertigine pungente che ti fa fare il piantino (a me la botta e’ venuta un po’ a Natale) e poi riprendere il fiato subito dopo. Altre volte invece, e’ una carica incredibile di sguardi verso l’imprevedibilita’ che il futuro ti soprenda con situazioni sempre nuove e che ti spinge ad essere sempre adattabile, curiosa, "avventuriera".

A Nabil quindi, prima di tutto, e poi a Irene a Ginevra, Claudio a Londra, Laura a Monaco, Silvia a Dubai, Emanuela a Lugano, Francesca e Alfredo a Torino, Paola a Barcellona, Giangia e Barbara a Parigi, Annabelle e James a Milano, Sara a Phoenix, e, soprattutto, a tutti gli amici italiani di Baltimora.

Arrivederci, dunque. Ci provo. Magari mi stufo e fra 15 giorni c’avete di nuovo una pagina e mezza di racconti sulle assurdita’ dell’America. Sono irrequieta, e questo non da’ neanche a me nessuna garanzia.

Elisabetta

domenica 25 novembre 2007

Baltimore unrevealed


Mi sono accorta rileggendo i vecchi blog che mi e’ un po’ passata la attitude da “scoperta” che avevo i primi tempi e che adesso le tante cose assurde dell’America mi sembrano quasi normali. Un po’ mi spiace non sentirmi intrigata come i primi tempi, dall’altra parte pero’ questa conquistata “visione da dentro” fa parte del processo di integrazione e serve a darti quella stabilita’ a cui ogni immigrato aspira!

Si coglie un'aria di innovazione qua a Baltimora.
La citta’ e’ in fermento, e noi con lei. Stiamo scoprendo un’altra Baltimore, quella all’avanguardia e un po’ alternativa che e’ cosi’ lontana dalla triste omologazione che si e’ abituati a vedere e dall'immagine che ti fai quando arrivi qua per la prima volta.
Tutti ci dicono che questa zona da questo punto di vista e’ uno spaccato d’America dove si puo’ fare ogni esperienza, ad un costo piu' contenuto rispetto a New York o San Francisco, e con un clima tutto sommato molto simile all'Italia.
Baltimore come citta' e’ effettivamente incredibile. Sei in centro circondata da case al massimo di tre piani coi mattoni rossi e le porte colorate come a Dublino, a due passi dal porto, e quando ti sposti nella downtown vera e propria i palazzi col piano terra in ghisa invece ti ricordano SoHo, mentre un isolato piu’ in la’ s’impenna un grattacielo come a Manhattan. Intorno al centro c’e’ una fascia di quartieri sgangheratissimi, di case abbadondonate con le porte e le finestre murate e i bambini neri che si fanno d’estate la doccia intorno all’idrante. Fai dieci mintui in macchina, passando da zone molto strane, alcune bellissime e trendy, altre da scappare a gambe levate, e sei gia’ in una specie di villaggetto di case vittoriane tutte colorate (dove stiamo noi). Attraversi un parco con ville coloniali dai bianchi colonnati circondate da giardini all’inglese, campi di golf e college esclusivissimi ed arrivi nella suburbia classica, con le case col portico in legno affacciate al pratino verde senza staccionata. Vai ancora piu’ in la’ e ti imbatti nel tipico ranch di Santa Fe o nella casa modernissima alla Norman Foster affacciata sul Country Club. Ovunque, a parte il centro, immerso nel verde e negli alberi. Ma ovunque, tranne piccolissime aree vicino ai negozi, nessun marciapiede, nessun pedone, nessuna bicicletta.

Le possibilita’ sono infinite, quindi, per chi cerca casa come noi. Il problema rimane quello delle scuole, perche’ purtroppo poche scuole pubbliche (soprattutto in citta’) sono considerabili, viste che la maggior parte hanno il metal detector all’entrata –anche alle elementari!-e insegnanti frustrati. Qua infatti le scuole sono finanziate dalle tasse del quartiere e solo da quelle. Piu’ il quartiere e’ ricco piu’ la scuola e’ bella e rinomata, piu’ il quartiere e’ povero, piu’ e’ disastrata. Bella regola quella che i poveri devono rimanere poveri ed i ricchi devono arricchirsi sempre di piu’, no?
Ma noi non ci perdiamo d’animo. Sento che abiteremo in un vecchio mulino ristrutturato, in un cottage dalle finestre di legno blu cobalto immerso in un bosco o in una casa di legno bianco con l’antico pozzo davanti.
Mi piace considerarci degli outsider gia’ solo perche’ siamo stranieri. Per noi e’ molto piu’ naturale osare la’ dove gli americani medi si fermano. Intanto ho un realtor, un agente immobiliare, che cerca per me. L’ho agganciato non so io neanche come. In genere rampantissimo trentenne, cerchera' di conquistare la tua fiducia a suon di sorrisi ed una valanga di email piene di cosiddetti listings (annunci gia' selezionati secondo i tuoi criteri di ricerca), che per i primi due anni mi erano tra l'altro assolutamente indecifrabili. "Gorgeous home, 3br, 1.5 ba, AC units, hwd flrs, EOG". Traduzione: 3 camere da letto, un bagno e mezzo (questa e' l'unita' di misura, non la metratura), aria condizionata, pavimenti in legno, 3 lati indipendenti. Per ora ci divertiamo un sacco ad andare a vedere anche quelle improponibili... La cosa divertente e’ infatti che ogni casa messa sul mercato ha una “open house” la domenica, dove ti aspettano, oltre al rapace dell’agenzia immobiliare, voglioso di compagnia, anche piatti di biscotti e bibite dissetanti, quando non veri e propri pranzi. Un giorno una realtor mi ha anche fatto da baby sitter a Gaia mentre giravo la casa e da allora siamo diventate amiche!

Abbiamo passato dei weekend molto frizzanti, che di solito incominciano tutti il sabato mattina con un giro al mercatino “organico” di Baltimore, dietro casa. Qua l’organico, che da noi chiamano biologico, va molto di moda, anche quando i prodotti (per loro super-fighetti) sono semplici verdure fresche o sale grosso. L’altro giorno ho persino visto la pubblicita’ di una palestra “organica”: che vorra' dire? Siamo stati all’inaugurazione della mostra del nostro amico pittore Terry in un loft della downtown (lasciatemela tirare) con i nostri amici italiani, sui trenini a vapore in un parco e a un festival francese presso il museo d'arte, dove Luce ha imparato a ballare il can-can e noi ci siamo rilassati ad un workshop per imparare a lavorare l'argilla. Con il giro alla fattoria per prendere la pumpkin perfetta abbiamo passato il nostro terzo Halloween e, un mese dopo, il Sacro Thanksgiving e in mezzo fatto i soliti giri al mall (anche se anch'io sto diventando piu' pigra e ho incominciato, come milioni di americani, a fare acquisti su Internet) e le passeggiate lungo l'Inner Harbor.
Ogni tanto ci facciamo delle gitarelle fuori porta, spesso ad Annapolis, a strafogarci di waffle e arrosto immerso nel gravy nei buffet locali, o a scrutare con invidia le case meravigliose con molo privato sulla Chesapeake bay. In piu’ gli alberi si sono colorati di rosso fuoco e la temperatura ha retto fino a ieri ancora dei tiepidi 20 gradi. Cosa volete di piu’? Chissa’ poi perche’ in questi viaggi on the road ci mettiamo sempre come colonna sonora pezzi come la Prospettiva Nevskji di Battiato o L’anno che verra’ di Dalla, che al posto di deprimerci come succederebbe normalmente, qua ci mettono di buon umore...
Gaia e Luce vengono, loro malgrado, ovunque (a parte qualche sera passata tra le braccia della nostra ormai fida Jennifer) e ci rendono sempre piu' fieri del loro adattamento a questa vita che a volte e' difficile ma spessissimo davvero entusiasmante. Luce sta coltivando una passione per i pianeti e la geografia, ma mi ha confessato l'altro giorno che il posto dove le piacerebbe vivere e' Gressoney. Mentre Gaia-grandi-sorrisi sta scoprendo il suo di mondo, che si ferma a 20 centimetri da terra, compiendo quei giri a compasso tipico da stage pre-gattonamento. Il loro menage non e' sempre semplice e idilliaco ma noi riusciamo ancora a vederne i lati buffi... e guardiamo al futuro che abbiamo davanti con loro e ci riempiamo di gioia.

In mancanza di altra attivita’ intellettuale, prosegue la mia ricerca di persone interessanti da frequentare. Oltre al ben amalgamato giro degli italiani, sto coltivando un po’ di amiche americane gia’ rodate e sperimentandone delle nuove. Ieri siamo stati alla festa del nostro amico Geppino - che dopo 6 anni all’NIH, coraggioso, torna in Italia al CNR - e li’ abbiamo conosciuto diversi altri scienziati italiani, tra cui l’inventore di Google Sky che lavora allo Space Telescope Institute qui di Baltimore e ha studiato astrofisica a Trieste! Intanto la mia amica giapponese Tamako mi ha chiesto di darle lezioni di cucina italiana. Pare che appartenga ad una antichissima famiglia di Tokyo e che sia la regina del sushi. Sono indecisa se incominciare l’école de cuisine con una pasta fagiola (come pubblicizzava un’insegna di un ristorante pseudo-italiano l'altro giorno) o col famoso “puré con la pelle” (cavallo di battaglia della famiglia Girardi).

La sera, quando Luigi si spupazza le bambine, mi fanno compagnia i viaggi di Anthony Bourdain, Samantha Brown, Andrew Zimmern e Francesco Da Mosto (ogni show in TV ha il suo personaggio di spicco, messo ben in rilevanza nel titolo), ma piu’ di tutti sogno con Bear Grylls, aitante esploratore britannico che vaga da solo in posti sperdutissimi facendo cose assurde tipo bersi la sua pipi’ nel deserto o costruirsi un igloo in un ghiacciaio.
L’esperienza linguistica mi affascina sempre molto, e non passa giorno in cui non imparo un’espressione nuova o l’esatta pronuncia di parole tipo “comprehensive”... vorrei potermi sentire sicura in ogni contesto e potermi mimetizzare tra i mille cittadini americani che hanno altre origini e a cui la gente non chiede piu’ neanche da dove vengono, dando per scontato il loro inglese ormai padroneggiato come la lingua madre.



Intanto abbiamo applicato per la carta verde tramite la Diversity Lottery (qua il permesso permanente di soggiorno si puo’ ottenere con un sorteggio tipo “gratta e vinci”: i fortunati sono tirati a sorte da pacchetti di immigrati della stessa nazionalita’, e le quote vengono decise a seconda dei flussi migratori di anno in anno verso gli Stati Uniti – da un po’ di anni non possono applicare i cinesi, gli indiani ed i messicani per esempio.). Sto poi considerando di tradurre in un libretto tutte le cazzate che ho scritto in questi due anni – ma un blog e’, per antonomasia, forse proprio l’evoluzione della pubblicazione -, che se anche non si tramutera’ in un best seller almeno divertira’ le mie bambine quando, da grandi, ripercorranno il viaggio che i loro genitori un po’ sconclusionati gli hanno fatto compiere presi dall’avventura e dalla voglia di trovare altrove quello che ci mancava in Italia.
Che sia una carriera piu’ riconosciuta o una macchina targata Viva il Toro, qualcosa qua ci ha fatto restare, convinti tra l'altro che ora e' difficile tornare indietro. Ho l'impressione che ovunque finiremmo ci sentiremmo oramai dei disadattati. Conservo comunque sempre il sogno, dopo o durante la pausa americana, di girare il mondo con Luigi e le mie bambine, ispirata dalla storia della mitica coppia di fondatori della Lonely Planet (di cui sto divorando il libro). Da loro ho imparato che non bisogna avere tanti soldi o essere particolarmente hippie per buttarsi all’avventura, basta solo il coraggio di prendere il primo aereo e non accontentarsi mai!

lunedì 8 ottobre 2007

Autunno tropicale

Baltimora meglio della California, visti i 30 gradi fissi che ancora ci avvolgono in questo inizio di ottobre! (La foto a fianco, per esempio, e' di stamattina che si schiattava)
Un clima cosi' imprevedibile ci confonde un poco, anche se ammetto che sono contenta di prolungare, insieme all'estate, anche l'uso delle flip flop e l'infausto momento in cui dovro' rimettermi dei pantaloni invernali non premaman, cosa che non faccio piu' praticamente da due anni.

Carlo ed Elizabeth sono dei gran fighi, questo e' certo, ma dopo aver partecipato al loro matrimonio, il primo da quando siamo qua (e le promesse sul prato senza celebrante, il discorso strappalacrime dei genitori e degli amici e la rilassatezza dell'ambiente in generale erano proprio come quello che m'immaginavo), adoro dell'America sempre di piu' l'informalita' che c'e' dietro ogni invito (che intanto vi e' sicuramente arrivato per email, con almeno due link sulle direzioni per arrivare e i parcheggi piu' vicini ed un opportuno orario di inizio e -soprattutto- di fine), il poter andare ad un party senza conoscere nessuno (cosa che in Italia non avrei mai fatto), la disinvoltura di certe scelte (la barbeque pizza insieme alla mousse au chocolat, i piatti di topolino sul tavolo indonesiano). In una parola lo stile Easy Going contrapposto alle cerimonie - e la snobberia - tutte italiane (in particolare torinesi), che sono contenta di aver lasciato indietro.
E poi ora come mai qua apprezziamo l'organizzatissima Social Life per famiglie, che prevede mille attivita' kids friendly, quando invece in Italia quasi ti vergogni a portare i figli a cena fuori... Fiere, concerti, workshop nei musei, cinema sui prati all'aperto. Quasi sempre gratis, ogni weekend. Qua tutto e' promosso, pubblicizzato e valorizzato come fosse la figata piu' grande del mondo: tante volte non lo e', ma e' difficile che comunque ti deluda del tutto, visto lo sforzo che ci mettono per farti divertire. E poi qua l'uso della baby sitter (e dei nonni, soprattutto, visto che l'80% dei nonni d'America sta in Florida) e' molto meno sconsiderato che da noi... quindi i genitori sono abituati a fare tutto coi loro bimbi (persino portarli in ufficio).

Tale spensieratezza domenicale e' pero' la giusta ricompensa ad una settimana passata a torchiare i bambini a scuola, dove tutto e' invece esasperatamente impostato. Luce per esempio e' da fine agosto in mano all'invasata Mrs. Pamela, fanatica donna nera di mezza eta', che convinta sostenitrice del metodo che all'asilo si lavora, non si gioca (testuali parole), tenta di preprare le nostre povere creature indifese al famigerato Kindergarden, che dovrebbe toccare a Luce il prossimo anno (se passera' i test di ammissione!). Nelle sue grinfie i nostri quattrenni fanno mille esercizi di bella scrittura, conti e dissertazioni scientifiche, gruppi di ricerca e scenette per imparare la buona educazione, e con un pannello colorato al quale ad ogni nome fa corrispondere piu' o meno stellette, lei, la torva Pamela, ne controlla la preparazione. Nulla di male, per carita', solo che oramai a casa a cena non si parla piu' di fatine e castelli, ma di scheletri, pianeti e metodi per aumentare la "confidence" in se' stessi. Penso che questa esagerazione appartenga un po' a tutte le scuole americane, ma forse nella nostra un po' di piu', visto purtroppo il noto e provato gap culturale dei neri rispetto ai bianchi. Spero solo che questa rivalsa nel bel mezzo della quale siamo capitati non ci faccia diventare Luce un piccolo mostro!

Comunque la scuola e' una delle cose che gli americani prendono piu' sul serio, tanto che, diventato ormai l'argomento principale di conversazione di qualunque mia coetanea madre di figli, io l'ho dovuto studiare a suon di siti che elencano le migliori scuole in citta' e domande impertinenti alle mamme dei giardini. Io, ingenuamente convinta che a questo, come avviene in Italia, ci pensasse sufficientemente bene lo Stato con una semplice tanto casuale ripartizione del piccolo a seconda del quartiete dove vive! Ma qua, sapete bene, la competizione e la corsa al successo cominciano sin dalla culla...

Tornati a casa, abbiamo passato un'intera settimana di celebrazioni per il compleanno di Luce, conclusa con una festa al parco piu' grande della citta', movimentata solo verso sera da una gang di ragazzoni con l'aria da Guerrieri della Notte e moto roboanti che ha inscenato un inseguimento con gli sbirri sui prati dove fino ad un minuto prima giacevano crostate alla frutta e palloncini lilla... il bello di vivere in una citta' come Baltimora... sempre come dentro un poliziesco!

Allietata solo dalla visita di Luisa, passo il mio tempo divisa fra tenere in piedi la casa, coltivare le amicizie di famiglia come una buona mogliettina e l'intrattenimento delle mie bimbe. Gaia mi accompagna in questa nuova riappropriata dimensione domestica, con i sorrisi e le rugne tipiche della sua eta', e mi segue in ogni stanza della casa dove io ho opportunamente installato o una sdraietta, o un exersaucer (una specie di box affollatissimo di attivita' sensoriali capaci di tenerla occupata anche per 10 minuti di seguito) o palestrine di varie forme e colori, da dove di solito rotola dopo un secondo contro una parete. Con i suoi primi dentini e' stata promossa alla camera di Luce, e vederle dormire tutte due la sera nei loro lettini e' una gioia che mi sconvolge tutte le volte. Cio' nonostante, stiamo cercando un'anima buona che finalmente ci liberi qualche ora a settimana dalla schiavitu', seppur bellissima, di doverci occupare della prole 24/7 (espressione fighetta per dire ventriquattorealgiornosettegiornisusette). A questo scopo sono partita all'adescamento della perfetta Nanny nel vicino campus dell'Universita' Loyola, noto college cattolico, che e' pullulante, pare, di brave ragazze e sufficientemente bacchettone (anche se Luigi le preferiva procaci e disinibite), provenienti da famiglie numerosissime, per questo gia' use al baby sitting dei propri fratellini (la cosa mi e' stata consigliata proprio cosi'). Una che intervistero' domani mi ha detto di avere 20 anni e gia' ben 7 anni di esperienza: come avra' fatto?! Dovrebbe preoccuparmi di piu' il fatto che di nome fa Rachel e di cognome Provenzano?

Anche se non ho fatto tutto quello che volevo e soprattutto ho mancato molti di voi, ripenso alle vacanze italiane con la solita ed imperterrita malinconia, che pero' ogni volta viene diluita da qualcosa in piu' che li' da voi mi ha esasperato (la guida aggressiva, la sgarbatezza dei commercianti, i prezzi stratosferici, la puzzetta sotto il naso dei fighetti)... ed e' l'esatto ed implacabile processo che ci hanno descritto tutti gli amici che sono qua da tanti anni... mmhhh, staro' passando dalla loro parte? Mi rasserena il fatto che per ora mi addormento ancora con il sapore del mediterraneo in bocca e nella testa i mille suoni delle nostre citta' incasinate, il rumore delle cicale a Gressoney, l'odore della pineta di Follonica. Un mondo che a tal punto ancora mi emoziona, che non potrei mai rinnegare.

See ya!

lunedì 11 giugno 2007

Diario di una puerpera


Riprendo a scrivere dopo mesi. E sono mamma per la seconda volta.
La mia postazione ora e' al tavolo della nostra camera da letto, incastonata nel bow window vittoriano, sopra gli alberi della trentatresima. Alla mia destra il fasciatoio di Ikea che ho ridipinto di blu petrolio, alla sinistra Gaia nella sua sdraietta, appena addormentata dalla musica del carillon giapponese che ci hanno imprestato, che oltre alle 20 melodie classiche, ci propone anche il rilassante rumore di un ruscello che scorre ed il suono del battito del cuore di una mamma, come lo deve sentire il feto nella pancia!

Il parto e' andato benissimo. Ma mica per merito mio o del mio utero (che, se vogliamo, e’ stato anche piuttosto pigro al momento buono), ma per merito degli efficientissimi ospedali americani!
Intanto le delivery room: enormi camere d’albergo con pavimento in parquet, poltrone in pelle per accomodare tutta la famiglia (qua va di moda partorire con suoceri, figli e fratelli intorno), tv, stereo, ma anche un enorme computer per i dati vitali e tutto l’occorrente per fare fronte a qualsiasi emergenza medica. Te ne assegnano una quando arrivi e da li non te ne vai se non hai il bambino in braccio. Il lusso piu’ sfrenato pero' e’ stato senza dubbio avere tutto lo staff della maternita' intorno a me, visto che partorivo solo io quel giorno: due infermierine – quelle che in pratica fanno tutto - cosi’ carine che non mi hanno mollata un attimo (ci mancava poco che si offrissero di farmi i massaggi o la manicure), un medico “resident” (specializzando) con piglio stra-esperto e battuta pronta, uno studentello del secondo anno di medicina che mi ha visitato imbarazzatissimo, due “attending” (di guardia) di cui una bellona che ha fatto girare la testa a Luigi, due anestesiste simpaticissime, piu’ una puericultrice al momento del parto, e una pediatra. Tutti con camici coloratissimi e tutti gentilissimi. E visto che Hopkins e’ anche, e soprattutto, universita’, il mio perineo dev'essere stato una gran scuola per tutti, perche' non la finivano piu' di ringraziarmi. Insomma, dopo anni di ER in tv, e’ stato davvero come trovarsi in mezzo a Carter e Abby, e in una specie di parco giochi, dove ogni cosa che tocchi nasconde un gadget.
Cosi' durante questo travaglio super-smooth, sono passata dall’epidurale (un sogno che e’ diventato realta’) all’induzione -in quest’ordine- in tutta tranquillita’, ho avuto tempo di godermi la gran vacanza, guardare la tv e leggere, mentre Luigi si appisolava fra una skypata e l’altra (poco ci mancava il parto il diretta con l’Italia, visto che in sala, ovviamente, c’era pure la connessione ad internet wireless)... altro che urla infernali e bava alla bocca, che avevo durante le doglie con Luce. Qua Gaia e’ sgusciata fuori che neanche me ne sono accorta...

Tra le tante cose curiose, segnalo il sistema anti-taccheggio del neonato (che pare qui sia uno sport praticatissimo), con ben due braccialetti a ciascuno dei due genitori, uno alla caviglia e uno al polso del bambino, piu’ un chip attaccato al moncone del cordone ombelicale collegato alla polizia, che se uno prova anche solo ad affacciarsi col bebe' fuori dalla porta della maternita’, si bloccano tutte le porte del palazzo (tutti lo conoscono come Amber alert: da una bimba, Amber, che e’ stata rapita e poi purtroppo uccisa anni fa) e il malcapitato col fagotto sotto il cappotto viene accerchiato all'istante!

Comunque, per finire, e’ proprio la concezione che e’ diversa, qua. Al posto delle purghe e dei mega pannoloni, nella mia camera, rigorosamente singola, mi aspettava, oltre i fiori sul comodino, una borsa piena di biberon e pannolini gentilmente offerti dalla Pampers e il cappellino a strisce che mettono a tutti i neonati d’America, un cestino stracolmo di Smarties, M & Ms, Sneackers e patatine, per placare la fame -di chi in genere non mangia per delle ore- e gratificare lo spirito! E chissenefrega della dieta! Come dimostrano i miei 20 kili presi indisturbatamente per nove mesi, con l’approvazione di tutti i ginecologi che mi hanno visitata.

NB. Pero' ho cominciato a riprendermi la mia taglia 42 di anni fa con il fitness post-partum, anche se gia’ ci aveva provato Bianca un mese fa con i suoi giri al mall e le passeggiatine a vedere le ville di Guilford, che un giorno mi hanno fatto venire una mezza sincope...


Gaia la bimba che vive nel sonno. Questa splendida piccola ha passato le prime settimane dolcemente cullata dal suo sonno e non ha fatto nient’altro (sara' la dose da cavallo di epidurale che mi sono fatta somministrare?). Adesso ha incominciato a fare i primi sorrisi, a mangiarsi il pugnetto e a svegliarsi solo una volta per notte. Secondo l'American Academy of Pediatrics il tempo e' maturo per iniziare a leggerle dei libri! Comunque e’ tutta in discesa la strada del secondo figlio, questo e’ certo. A parte i primi giorni di avvio dell’allattamento (per il quale io pero’ ho avuto un guru: mia sorella Alessandra, che dall’alto delle sue 3 maternita’ smazzate tutta da sola, potrebbe mettere su un centro di consulenza alle puerpere spaesate) e qualche notte faticosamente passata a cullarla, mi sembra di avere a che fare con una bimba gia’ di sei mesi, tanto e’ naturale. Abbiamo appena ricevuto il suo passaporto americano, con tanto di aquilotta sulla testa e foto con smorfia da neonata piena di sfoghi sulla faccia. E non vediamo l’ora di usarlo alla prossima immigration...

Purtroppo e’ accaduto. Luce si e’ appassionata ad American Idol e ne ha seguito insieme a me ogni puntata fino alla proclamazione della vincitrice. Questa gara-reality tra aspiranti cantanti e’ una vera mania qua, con una media di spettatori di 60-80 milioni a sera! La cosa peggiore e’ che adesso mi indica tutta contenta nei parcheggi le macchine Ford, ricordandosi perfettamente il grande marchio che appariva scintillante al centro dello schermo prima di ogni stacco pubblicitario. Quei signori a Detroit hanno ottenuto esattamente quello che volevano.
Mi fa pero' molto piacere che fra tutti i concorrenti super trendy lei si sia affezionata invece alla piu' sfigata: l'enorme ventenne nera Lakisha Jones - molto brutta poverina, ma con una gran voce. Una sera, testimone Bianca, l’abbiamo pure beccata che baciava appassionata la tv mentre la sua beniamina sorrideva commossa agli applausi scroscianti del pubblico.
Luce comunque ha un’altra passione incontrollabile in questo momento: sua sorella Gaia. Con sguardo assatanato e denti digrignati la vediamo che la punta da lontano, si avvicina piano alla sdraietta, la sfiora, la guarda ancora con passione, le prende di colpo un arto (di solito un piede), lo stringe, lo gira, lo stritola e, una volta disarticolato, alla fine lo bacia. Come per giustificare ai nostri occhi, che nel frattempo ci siamo accorti della sua mossa felina, che il suo ultimo fine e’ quello di dare solo un ingenuo gesto di affetto alla sorellina. Oppure la lecca, molto carnalmente. A parte questo, per il resto del tempo le e' abbastanza indifferente, per fortuna e noi facciamo i salti mortali per non farle mancare attenzioni, mentre continua nelle sue attivita’ quotidiane un po' selvaggia e un po' intellettuale (sara' per gli occhialini).

Dopo meno di due anni passati (secondo me) a tirarsela fra i ricercatori di tutto il mondo con teorie all’avanguardia e calcoli intricatissimi, e’ successo l’inaspettato. Il mio Luigi tanto cazzone e’ stato “chiamato” a diventare professùr ad Hopkins, a fare il gran salto, insomma. La tenure track (come si chiama la carriera accademica qua) in Oncology portera’ non solo gloria, fama e mille pubblicazioni prestigiose, ma anche un ben piu’ decente stipendio, l’assicurazione sanitaria pagata e la quasi-certezza di poter provare ad aprire un Mortgage (mutuo) per la casa... sicuro invece ancora per molti anni il look trasandato da ricercatore, che in America, patria dello sciatto per antonomasia, tocca le sue punte piu’ spregiudicate.
Con il nuovo lavoro cambieremo anche visto ed il nuovo non mi permettera' piu' di lavorare legalmente negli Stati Uniti, per un'assurda regola protezionistica degli americani, almeno fino a quando non otterremo la green card. Questo vuol dire che il prossimo anno e' verosimile che svolgero' solo attivita' non remunerate come la mamma, la moglie, la traslocatrice -visto che forse cambieremo casa- la studente, o m'inventero' qualche hobby, che sia intellettuale o manuale. L'altro giorno per esempio ho visto una signora che faceva Quilting (le coperte di patchwork) seduta da Starbucks, circondata da studenti concentratissimi sul loro Ibook. Rigorosamente al tavolo con la tazzona di caffe', sia l'una che gli altri hanno trovato cosi' un modo per passare le ore senza stare da soli a casa: efficacissima arma contro la depressione, no?

Ieri avevamo voglia di viaggiare un po’ verso ovest e siamo andati nella parte di Maryland che confina col West Virginia e con la Pennsylvania, fino ad un lago bellissimo nel parco delle colline Catoctin, a due passi da Camp David (l’abbiamo scoperto perche’ nel ristorante locale, appese alla tapezzeria country e a fianco di una enorme bandiera americana, c’erano le foto di tutti i presidenti nell'atto di abbuffarsi con le specialita’ del posto). Il clima a Baltimora d’estate e’ talmente asfissiante che vien proprio voglia di scappare. In piu’ sono mesi che non ci muoviamo e che sto in casa a fare lavatrici. Pero’ con una cifra da missione sulla Luna verremo anche in Italia, e io e le bimbe abbiamo deciso che vale la pena a questo punto fermarci tutto luglio e quasi tutto agosto (mentre Luigi arrivera' per dieci giorni soli)! Abbasso la maternita’ delle americane che dura in media 3 settimane! Abbasso l’aria condizionata e la puzza di barbecue! Io me la voglio godere li' dalle vostre parti, e con me le mie appendici, che hanno bisogno di un po’ d’Italia. Si accettano scommesse su quanti giri riusciremo a fare anche questa volta, per stare con tutti e toccare perlomeno quattro differenti localita' di villeggiatura. Voglio il TG1, Torino Sette e i biscotti del Mulino Bianco. Voglio dire "grazie e arrivederci" quando esco dai negozi e il benzinaio che fa il pieno al posto mio. Voglio telefonare senza dover calcolare il fuso, allattare in pubblico e poter mettere il costume ad un pezzo a Luce (entrambe vietate qua per puritanesimo) senza sentirmi la tenutaria di un bordello.
Ma piu’ di tutto non vedo l’ora di passare i miei pomeriggi semplicemente a chiacchierare e fare la madama, con figlie, sorelle, amiche e nipoti intorno, nella mia familiare e dolcissima Cavoretto.

See you there!

domenica 14 gennaio 2007

Siamo tutti Lello Arena

Eccomi di nuovo con un bel polpettone nel quale devo condensare un sacco di cose. Metto le mani avanti e mi scuso subito se non ho praticamente piu' scritto email personali a nessuno, e per essere magari sembrata pure misteriosa ed un po' ingrata, visto tutti i messaggi di auguri, i regalini e le settimane enigmistiche ricevute per Natale...

(questa foto l'hanno fatta a scuola, notate come riescono con successo a farli mettere in posa... meno condivisibile invece come li pettinano).

Anche se un pochino stanchi, siamo molto frizzanti. Thrilled, come dicono qua.
La ragione e' che con la prima neve dell'inverno abbiamo avuto la rassicurazione da alcuni extra controlli che abbiamo fatto, che la creaturina che porto in grembo sta bene. Nonostante mostri gia abbastanza pronunciato il mento-Marchionni, pare essere gia' molto carina e, cosa che ci tranquillizza molto rispetto al falso allarme datoci due mesi fa, ha perfettamente normosviluppati tutti i suoi organini. Continua dunque a crescere imperterrita e si fa sentire anche con molto vigore, ricordandomi, specialmente allo sportello del Consolato, che non sono mai sola. In piu' la mia aumentata stazza sembra non preoccupare particolarmente i ginecologi americani, che si limitano a misurarmi la pancia con il metro a fettuccina (io ve lo dico sempre che qua fanno tanto i superiori ma in alcuni campi sono molto meno tecnologici di noi!) e si premurano soltanto di avvisarmi che e' meglio se non supero i 20 kili di aumento complessivo... un paradiso per le "matrone" come me, venite tutte a sfornare qua!

E mentre noi siamo tormentati dalla scelta di un nome che stia bene con Luce (Elettra?), sia consono al nostro gusto come sapete un po' hippie-chic, e sia anche pronunciabile dagli americani - ieri ho sentito la nostra comune cleaning lady chiamare la mia amica Paola: Pe-yo-la!- ci stiamo organizzando anche per il nostro Baby Shower, passaggio obbligatorio della vita di ogni donna americana quando ha figli, che in genere ti organizza un'amica al fine di radunare tutti i regali per il nascituro e consegnarli con una imbarazzante cerimonia collettiva. Tolto il primo dubbio sulla pratica, come al solito un po' priva di poesia, devo dire che pero' questo coordinamento di regali non e' male, visto che si tramuta di fatto in una lista on-line, accessibile a tutti, di cose che ti scegli tu in una delle fornitissime catene succhia-soldi-ai-futuri-genitori-rincogliniti tipo "Babies 'r' us" o "Buy, buy Baby" e che evita il doppione di tutine dai materiali immettibili, i cesti Fissan e le palestrine di cui tutte noi abbiamo avuto pieni gli armadi ed i fasciatoi! Intanto provate anche solo ad immaginare le cagate che vendono qua... io vi anticipo che per ora sono indecisa se mettere in lista lo scalda salviettine imbevute o, perche' no? l'elegante adattatore-port enfant trapuntato per il carrello della spesa!

Il Natale e' stato mangereccio come sapete e discretamente riposante, ne' mesto ne' tuttavia particolarmente scoppiettante, per il fatto che proprio a cavallo della Santa Notte e' successa una cosa che ci ha un po' preoccupato (saranno tutte quelle cosine stupide che ho detto su Gesu' bambino? ), ovvero un problema alla vista di Luce. In pratica un occhietto di colpo e' diventato strabico, gettandoci, visto il gia' labile umore pre-natalizio ed una notizia tristissima dall'Italia, nella confusione piu' totale (soprattutto Luigi, che con il lavoro che fa, si e' subito figurato un Alien nel suo meraviglioso cervellino). Il guru mondiale di strabismo infantile - che, guarda caso, e' di sede proprio alla Johns Hopkins- ci ha gia' confermato che trattasi di fenomeno piuttosto comune nei bambini di questa eta' e che scomparira', se corretto, con gli anni delle elementari. E dallo zio torinese sono peraltro gia' arrivate fiammanti montature rosa-violette disegnate su misura, di cui la nostra piccola Lella Arena, per fortuna ancora ignara di come le e' cambiato il buffo sguardo, sembra per ora anche andare fiera. Io invece, tradita dal cuore di mamma e dai generali sensi di colpa -quelli che hanno gia' tutte le mamme normalmente-, le ho comprato ieri degli stivaletti rosa da pseudo cowgirl ed una minigonna di jeans, capi che il mio normalmente saldo rigore rotteirmeieresco mi aveva sempre proibito di concederle.

Durante il break di Natale (la settimana che ci siamo fatti ha scandalizzato i piu' qua, visto che loro non si prendono di ferie neanche Santo Stefano) abbiamo fatto un po' i fighetti a New York, spacciandoci per qualche giorno per veri newyorkesi a casa della cugina Eva ad East Harlem. Certo che in questa citta' ci si puo' tornare mille volte e non stufarsi mai (magari pero' la prossima gita la facciamo da qualche altra parte...), e malgrado le torme di italiani ed il casino fa sempre cosi' effetto, soprattutto per degli sfigati come noi, girollare per il Village, scoprire i negozietti piu' strani e piu' all'avanguardia, cenare tra gli eleganti palazzi dell'Upper East Side o fare il brunch a Brooklyn Heights, mentre guardi sullo sfondo la promenade e lo skyline di Manhattan...

"Mamma, cosa posso dormire con?". Intanto con questa frase Luce mi ha guardata ieri prima di incamminarsi per il nap quotidiano, lasciandomi in un misto di orgoglio per questo esserino che e' gia' capace di fare le traduzioni da una lingua all'altra, e di smarrimento, perche' so che, se abbiamo scampato l'accento triestino per un pelo, anche il suo italiano di base fara' acqua da tutte le parti, nonostante tutti i nostri sforzi... Direi che comunque spesso prevale il compiacimento, e tutti i sorrisi che ci provocano le espressioni tipo: saluto un attimo il nonna cagnolino, io vado di qua e tu due andate di la', mettiamo le calze longhe ma voglio la maglietta màrron - per fortuna ogni tanto ritorna normale ed inventa di sana pianta! L'altro w-e e' stata invitata ad una festina di compleanno di una compagna al Bowling, che qua va molto e che e'ovviamente tutto attrezzato per bimbi, con tanto di birilli piu' piccoli, palle piu' leggere e scarpette bi-colore di cuoio della loro taglia.

Stamattina c'erano -8°C (e gli americani si ostinano a non indossare la giacca), mentre l'altra settimana si stava in felpa. Credo che pero' sia stato cosi' anche da voi, quindi l'America non batte l'Europa per nessun primato.
Marty, il vicino sessantottino innamorato del nostro accento, continua ad ordinare cose strane su E-bay e a regalarcele: funghi porcini secchi, l'Olio Monini al profumo di Tartufo d'Alba, graziosi omini con la barba intagliati per noi da uno scultore degli Appalachi dentro un ramo di pino. Noi invece stasera ci guarderemo un film arrivato con Netflix, il servizio che ormai hanno tutti, di noleggio dvd per corrispondenza, nel senso che tu fai l'abbonamento (nel nostro caso 6 dollari al mese!), scegli il movie su un database immenso nel loro sito e dopo due giorni ce l'hai nella tua buca delle lettere, con busta preaffrancata pronta per la spedizione indietro, (che puoi farti in tutta comodita' quando cazzo vuoi) ed il giorno stesso in cui loro lo ricevono, ti mandano quello che tu hai messo al secondo posto della tua lista d'attesa di film e cosi' avanti... Ieri, nello stesso isolato del supermercato piu' "In" del momento (Whole foods, una catena di cibo biologico da vip, con ogni genere di prelibatezza etnica) ho scoperto che c'e' un negozio specializzato di riviste di tutto il mondo, tra cui Chi di tre gioni fa, Gente, Brava casa e la Gazzetta dello Sport. Queste cose mi riconciliano con l'America.

Luigi vi bacia tutti e vi fa sapere che, nonostante le 16-18 ore al giorno piegato sul computer e la barba lunga, e' molto felice del suo lavoro e della prospettiva di un'infante urlante tra le braccia fra meno di tre mesi, una ragazzina occhialuta che sa il fatto suo in giro per casa ed una balena come compagna decisamente in preda, non si sa ancora per quanto, a deliri vittimistici e nervosismo pre-puerperale.
Mah... mi stupisco che non ho parlato male degli americani fin qui e che non vi ho ancora annoiato con le mie voglie di Certosino Galbani e grissini... Intanto l'ho fatta lunga lo stesso, vista anche la quantita' di foto che allego. Spero che vi piacciano e tenete conto che sono quasi tutte, tranne l'ultima, pre-strabismo di Lucetta... vedi il gia' citato "cuore di mamma"...
mi perdonate la debolezza, vero?


Elisabetta

venerdì 1 dicembre 2006

It's a girl!


Questo il piu’ importante aggiornamento da quel di Baltimora, ma visto che dobbiamo finire i controlli ecografici la prossima settimana e io sono un po’ scaramantica, aspetterei a darvi tutti i dettagli interni ed esterni il mio utero (tipo la forma ad anfora ed i kili gia’ presi che – illusa! - sto cercando di smaltire nonostante la crescita inevitabile della pancia). Comunque un’altra bimba, su questo siamo certi. Ed io sono molto orgogliosa di questo matriarcato che si sta configurando in casa Marchionni.

Dopo le magnate del sacro Thanksgiving -di cui sono sempre piu’ fan come festa, non solo per quello che si ingerisce, ma perche’ e’ l’unica festa che mette insieme famiglia e amici intorno ad un tavolo, senza regali da fare e gadget cazzuti da comprare- e gli acquisti pazzi dei giorni successivi (il miglior momento dell’anno, con sconti in alcuni mall fino al 50% e gente delirante che fa le code dalla mezzanotte del giorno prima: pratica giustamente chiamata “Midnight Madness”), ho voglia di incominciare i preparativi natalizi. Qua sono tutti gia’ impazziti da giorni e devo dire che non mi dispiace passare il Natale qua quest’anno –ah, forse qualcuno si scomporra’, ma in realta’ abbiamo deciso da tempo di fare gli stanziali risparmiosi questa volta e non vi piomberemo in Italia per le Feste- anche solo perche’ questa e’ la casa naturale di Babbo Natale, delle renne parlanti, degli gnomi, dei boschi innevati: un mondo fantastico, molto lontano in realta’ dalle nostre tradizioni, che e’ pero’ il sogno di ogni bambino! E a noi grandi resta, immersi fra il classico buonismo collettivo ed il frenetico consumismo, lo stordimento da canzonetta continua - da due settimane ho sintonizzato alla radio la Baltimore Christmas Station - e naturalemente la piu' viva e fervida apoteosi del Kitsch.

Dunque questo weekend siamo partiti alla ricerca dell'abete perfetto in uno dei mille vivai spuntati all'improvviso nei parcheggi (ed il piu' piccolo che abbiamo trovato e' alto 2 m e 30) ed abbiamo gia' fatto una base degli adobbi piu’ consoni al nostro stile italiano snob alla rassicurante Ikea. E da adesso per un mese vai con le nuove tradizioni da imparare: le casette di ginger bread, i biscottini con l’icing, le corone addobbate fuori dalle porte... Invece sembra introvabile il principale festeggiato dell’evento piu’ importante dell’anno, l’oggetto di ogni disegno, collage, poesia della nostra infanzia: Gesu’ Bambino! Non solo nessun presepe in giro, ma nessuna traccia neanche di un qualsiasi laicissimo pastorello sulle bancarelle di Natale, nei supermercarti... mi sa che i bambini americani lo conoscono poco questo tipo, qua e’ solo una gara a farsi la foto con “Seeenta”, come viene chiamato amichevolmente da tutti l'altro amico con la barba, e che noi ovviamente abbiamo gia’ anche fatto, con il piccolo Antonio al Festival dei Trees domenica scorsa.


Non c’entra niente ed e’ anche un po’ blasfemo, ma qua sono introvabili anche generi di consumo per noi normalissimi tipo le caldarroste (per le quali io sbavo...), che abbiamo trovato quasi di contrabbando in un posto solo a Baltimore, mentre pare che a qualche incrocio di New York le vendano addirittura in pubblico... cosa inspiegabile, vista la quantita’ di alberi che crescono da queste parti e la nota passione degli americani per le “nuts” di ogni genere e nome... o la panna da cucina, i formaggi che non siano una variante del cheddar cheese, (vi rendete conto di quante mucche ci saranno in piu' qua che sulle Alpi? purtroppo ho paura, come per altre cose, che sia solo questione di fantasia), i biscotti per la colazione sotto le 1000 calorie - che forse ho trovato l’altro giorno al Giant nella sezione “croata” dell’international food-, ma in compenso pullula ovunque di Ferrero Rocher made in Canada. Per non parlare poi della signora delle pulizie, categoria richiestissima e presuppongo agiatissima, visto che io l'ho conquistata solo dopo un anno di ricerche a 25 dollari all’ora... (e per questo quindi gentilmente invitata a farmi visita solo due volte al mese). Ma chi lo dice che chi viene qui fa una vita da pappone?? Non vi facciamo un po’ pena? Per non parlare poi di come affronteremo la mancanza del panettone Bauli al cenone, dei cri cri, dei nipoti in calzamaglia in montagna e dello zampone a capodanno... Per fortuna il 24 e il 25 siamo gia’ invitati a casa di amici italiani, senno’ incominciavo a piangere gia’ adesso... e che le mie sorelle ci hanno rifornito qualche settimana fa di parmigiano a go’ go’, settimana enigmistica (a proposito, chi vuole farci un regalo, metta in una busta ogni tanto quella), pasticche Leone e spugne piatte per lavare (anch'esse bene introvabile).

Un cosa carina l’ho fatta pero’, lo scorso mese. Sono stata “giudice” per un concorso di Poesia in lingua straniera in un liceo della contea, ovviamente per la sezione Italiano (io volevo anche il latino, ma me l’ha fregato quella di spagnolo all’ultimo, non so a che titolo) e l’esperienza e’ stata molto divertente. Intanto perche’ mi sono ritrovata in una vera High School con i classici corridoi larghi, le vetrinette con i trofei delle locali cheerleader, gli armadietti degli studenti e le classi con la moquette, e poi perche’ e’ spasossissimo vedere quanto gli studenti medi americani in generale non siano assolutamente portati per le lingue straniere. Vi basti sapere che il “contest” che dovevo giudicare io, con tanto di cartellina piena di fogli con tabelle e gradi sui diversi elementi da valutare (tra cui quello “dramatic props” - lezione d’inglese: as you will know, the term "Props" covers anything an actor may hold or use during a performance) vedeva scontrarsi due fratelli di famiglia italo-americana (ma questo, ho imparato, non vuol dire niente, anzi spesso sono piu’ americani loro degli yankees), e di differente livello -per cui gareggianti da soli nella propria categoria!- e queste erano le opere selezionate: "Bello e Impossibile" di Gianna Nannini, "E penso a te" di Battisti e "Nel blu dipinto di blu" di Modugno. Quella della categoria “advanced”, che doveva recitare il Sabato del Villaggio, e che io aspettavo con ansia, non si e’ presentata. Che tenerezza... io che ero tutta preoccupata (“Ma come faro’ a giudicare un testo piu’ bello dell’altro?”) pensando di trovarmi davanti dei piccoli Walt Withman, mi sono dovuta puppare lo sguardo ispirato e gli ammiccamenti di un sedicenne con scritto sulla t-shirt “Italian Stallion” che recitava “Belo, belo. Belo e imposibili...” Come vi ho detto i fratelli hanno vinto tutti e due e gli ho pure dovuto consegnare un medaglione sul palco dell’aula magna da 500 posti della scuola....

La vita di tutti i giorni prosegue come sempre. Il tempo finora bello e caldo e le valanghe di foglie ancora da raccogliere in giardino. Io, un po’ piu’ stanca e lamentosa come sempre, cerchero’ di lavorare in Consolato fino all’ultimo per tirare su grana per la prole, Luigi che inseguendo successi scientifici con notti insonni e mille ed interminabili meeting, e’ stato deturpato dalla sottoscritta con un taglio di capelli stile Toro-Seduto, Luce che cresce meravigliosamente sveglia e peppia da morire.
All’asilo le stanno gia’ insegnando a leggere e scrivere, insistendo sulla scia di uno degli slogan con cui Bush ha vinto la campagna elettorale - “No child left behind” - che impone ai bambini che entrano al kindergarden (a 5 anni) di essere praticamente gia’ al livello di una terza elementare nostra. Lei ha preso molto sul serio i suoi doveri di alunnina, fa i compiti, conta, legge le scritte sul latte e fa una versione mixata della famosa canzoncina dell’ABC. Ci fa tenerezza sentirla parlare inglese, mentre sto cercando di inserirmi un po’ di piu’ nel non molto aperto tessuto sociale delle mamme con bimbi, anche in vista dei lunghi mesi di allattamento della seconda pupa chiusa in casa da sola... Comunque il fatto che ci abbia proposto come nome per la sorellina “Pratichetta” o “Entina” (e non Latisha o Kennedi, come le sue compagne di scuola) e si sfoghi spesso con le ben note a tutti i genitori scenate di urla irragionaevoli e calci, mi rassicura sia sul suo ben saldo patrimonio genetico italiano che sul suo normalissimo sviluppo cognitivo...


E scusate se alla fine sono sempre una nostalgicona. Anche godendosi le cose belle qua, sappiamo che non ci americanizzeremo mai. O forse, se rimaniamo piu' a lungo del previsto, succedera', ma perfavore, voi che mi avete sentito dire tutte queste cose per mesi, ricordatemi, quando sembreremo davvero convinti di stare nel paese piu' accogliente del mondo e Luce non riconoscera' piu' La Pimpa e la sigla di Un posto al Sole, che c'e' stata una fase all'inizio in cui ero molto piu' lucida...

Vi bacio tutti, come sempre. So long, my friends.

domenica 5 novembre 2006

Dei cavoli e delle zucche

Bando alle ciance, qua la notizia scoppia ed io pure (non figuratamente). Non mi trattengo piu’ e mostro dunque con orgoglio – rivelando un segreto ai piu’ – il mio evidente stato interessante, o meglio, nel mio caso,“imbarazzante”, come dicono gli spagnoli...

Didascalia della foto: panza appartente a donna robusta, eta’ 32 anni, corrispondente (oggi, qua era un po' prima) alla 17ma settimana di gestazione, feto in buona salute non ancora scandagliato nelle parti genitali, bimba confusa, ancora ignara della minaccia che sta incombendo.

Insomma, ho raggiunto fiera i 5 mesi, e con un rapido calcolo dovrei finire dritta dritta alla Delivery Room (mai termine piu' diretto...) intorno alla meta’ di aprile. Risparmiandovi, per decenza, la descrizone del mio stato e gli effetti indesiderati della gravidanza nel periodo subito precedente a questo – nei primo trimestre sono stata tormentata da una nausea immonda - vi dico che, forse un po’ da incoscenti, siamo molto contenti di “allargarci” in tutti i sensi, e ci sentiamo anche un po' avventurieri, visto la particolare situazione nella quale ci troviamo. Oltre al fatto di essere beh, un po' soli, qua e’ tutto diverso dalla rassicurante Trieste del 2003. Per esempio abbiamo passato gia’ molte notti insonni a studiare i manuali della nostra assicurazione sanitaria per capire se tutto questo scherzo ci costera’ alla cassa del famoso Jonhs Hopkins Hospital anni di lavori forzati oppure se ci e’ concessa la copertura al 100 per cento (per ora non l’abbiamo ancora capito). Tra l'altro, prima dei normali controlli medici, una sprovveduta come me deve pure affrontare la difficilissima scelta del ginecologo giusto (qua e’ chiamato amichevolmente G.Y.N.), della nurse appropriata (la vera capa, che non ti molla un attimo), e della midwife (una specie di levatrice che qua pare, e’ non solo di moda ma praticamente indispensabile per il training giusto ed in sala parto, e che ti devi prenotare mesi e mesi prima) , mentre i banalissimi esami che in Italia ti fanno di routine, qua puoi farli serena solo se sei quasi sicura che verranno coperti dall’assicurazione (un’ecografia normalissima costa 490 dollari) senno' ti affidi al Signore (come mi ha detto tutta professionale la nurse al primo colloquio). Come saprete infatti, il sistema in generale qua e’ molto diverso, e cosi' la mentalita' e la tutela della maternita’ dal punto di vista socio-legale, che e’ praticamente inesistente. Ma se vi interessa vi rendero’ edotti nei prossimi mesi.

Vi ricordo, invece, che questo/a poveretto/a avra’ la sfiga, oltre che di avere noi come genitori e Luce come sorella, di acquisire un luccicante passaporto blu con aquila in bella vista, con tanto di diritto a tornare in questo paese (se mai ne saremo lontani, spero in ogni caso di lasciarlo prima che Luce diventi cheerleader) per fare un master oppure il marine, senza visti o green card, mentre noi tre faremo le fila all’Immigration con i messicani...

In vista del prossimo raddoppio, intanto, mi alleno nel mio ruolo di madre con sedute dalla “Parenting Coach” che ci fornisce il YMCA una volta al mese, che devo dire non stanno facendo molto effetto su Luce che e’ piu’ scatenata che mai... ora e’ in preda a delirio da principesse e incomincia a parlare coi draghetti di notte, mentre io insisto la sera, prima di addormentarla, a cantarle “Fratelli d’Italia” (e Luigi ci da dentro invece con Vecchio scarpone), sperando di nutrirne, nel frattempo, l’italianita’...

Dai cavoli passiamo alle zucche, anzi, all’invasione “arancione”. Quest’anno eravamo preparati all’arrivo di Halloween e siamo partiti ben in anticipo alla ricerca della perfetta pumpkin dar essere intagliata in una delle fattorie aperte al pubblico per l’occasione, organizzatissima e affollatissima, dove, a bordo di un carro, seduti sulle balle di fieno, siamo stati portati nella immensa piantagione dove puoi fare appunto il pick-a-pumpkin (ma in quelli difianco, in altre stagioni, il pick-your-own lo fai di apples, strawberries, cherries...). Molto divertente soprattutto per Luce, considerato che si e’ fatta anche un giro sul pony e mille salti sul gonfiabile a forma di zucca mentre noi ci immergevamo nel contesto da veri campagnoli americani facendo la spesa nel mercato country alla Holly Hobbie annesso.

Da li’ in poi il clima in America si fa trash da morire, con imperversare di film dell’orrore (5-6 ogni sera, classici e non), ogni genere di decorazione macabra e gente idiota ovunque, tanto che per esempio degli studenti -bianchi- di una fraternity qua vicino si sono sentiti autorizzati dal clima ad indirre uno "slave party" a casa loro, suscitando uno scandalo pazzesco in tutta la citta'. Superata poi abbastanza brillantemente, per essere la prima volta (giudicate voi dalla foto sotto) la missione di svuotare ed intagliare la nostra Jack-o-Lantern come migliaia di siti su internet insegnano, siamo sopravvissuti alle orde di bambinetti che facevano il Trick or Treat la sera del 31 ed abbiamo fatto noi stessi un giro con gruppetto di amici di casa in casa a riempirci di ogni genere di schifezza anti-dentista (Luigi dice che ne ha approfittato per farsi la mappa delle gnocche che abitano qua vicino).
Dopo Halloween si entra prepotentemente nella fase pre-Thanksgiving (che pure e’ a fine novembre), dopodiche’ in quella pre-Natalizia etc.. insomma: qua per seguire le ragioni del business e’ tutto passare da una fase all’altra, senza un giorno –dico uno- di pausa, tanto che gia’ da una settimana siamo nella Holidays season (quella che per noi dura circa 20 giorni)!

Gli americani intanto non si coprono, nonostante i miei sguardi di disapprovazione e due gradi fuori ormai da qualche settimana. Non mi rassegno a vederli girare ancora in bermuda e birkenstock e ostento il mio sciarpone di lana e la giacca di lana cotta simil-tirolese.
Ieri mattina abbiamo portato Luce a tagliarsi a capelli in un nuovo parrucchiere vicino a casa, che mi sembrava piu’ alla moda degli altri e che allettava i clienti con tagli per tutti a 13 dollari in al massimo 15 minuti: effettivamente abbiamo pagato quello, ma i capelli te li devi lavare a casa e dopo il taglio te li devi asciugare tu, in una delle apposite “station” predisposte in sala. Divertente, per carita', ma questo vi fa capire molto due cose essenziali nella vita degli americani: il casual e l'efficienza... insomma, che vi basti l’essenziale senza fronzoli che al gusto e ai piaceri della vita ci pensiamo in un altro momento.

Abbiamo scoperto che, come c’e’ un sito internet dello Stato del Maryland (http://www.dpscs.state.md.us/sorSearch/) dove sono registrati i maniaci e i cosiddetti sex offenders sul quale puoi vedere dove abitano, quante condanne hanno avuto etc... (noi ne abbiamo diversi in zona, ma mi rassicura il fatto che la densita’ e’ cosi’ ovunque, anche nelle verdi e pulite suburbs alla Mysteria Lane), ce n’e’ uno (www.zillow.com) che ti dice quanto vale la tua casa sul mercato -al centesimo- e di tutte quelle che vuoi in america, basta immettere l’indirizzo e dalla mappa satellitare zoommatissima ti appare il tuo tetto con prezzo sopra ed una mascherina che ti dice il numero di stanze, quanti proprietari ha avuto, quanto l’ha pagato l’ultimo acquirente.. etc (con tanto di grafico di previsione di come andra’ il mercato in quella zona nei prox 5 anni), alla faccia della privacy!

Infine, metto le mani avanti con tutti quelli che non sono riuscita a raggiungere singolarmente per dare la bella notizia: vi basti vedere con che frequenza ormai riesco a scrivere su questo blog...
Stay tuned!

domenica 1 ottobre 2006

Pros and cons

Il bello dell’America e’ avere Bruce Willis sotto l’ufficio che gira il suo ultimo film (per di piu’ una scena d’azione con pulman che si scontra con taxi: in tre giorni di riprese ho visto tre sue controfigure, moltissima gente della crew, effetti speciali, ma di Bruce neanche l’ombra...). O andarsene a cena il mercoledi’ nel vicino Rocky Run (la grill house col menu’ piu’ vasto del mondo: una figata!) pagando la meta’ tutti gli hamburgher – che gia’ costano poco, visto che e’ posto di studenti e allegre famiglie come noi- o il sabato e la domenica non pagare il biglietto nei due piu’ grandi musei d’arte della citta’. E finalmente il clima si e’ fatto meraviglioso, la luce brillante di fine settembre s'incontra con una natura ora verdissima, che sta per lasciare il posto ai mille colori caldi di ottobre, quando le foglie prima di cadere regalano colpi d’occhio incredibili e –almeno per me- una bellissima sensazione di beatitudine dentro.


Tuttavia questi giorni sono particolarmente turbata dal livello di poverta’ che c’e’ qua, molto piu’ squallido di qualsiasi altra immagine abbia di altre parti del mondo. Quotidianamente incontri per strada disgraziati, storpi, donne sfatte, poveracci vecchi e giovani, di tutti i colori, che non hanno alcun posto in nessuna categoria, lista, non sono nessuno. Non ho mai visto gente cosi’ in Italia. Per lo Stato non esistono, e viene facile attribuire la colpa all’elegante sistema socio-sanitario americano (come sapete totalmente privato), alla cultura dell’individualismo piu’ bieco (tante moine dai vicini di casa che appena ti trasferisci di un isolato non ti rivolgono piu’ la parola) e all’istigazione al successo a tutti i costi, anche, e soprattutto, tramite programmi televisivi che invitano davvero ad emarginare il “loser”, ad imbellirsi, a rifarsi la casa che dall’esterno sembra fighissima e poi dentro c’ha i muri in piedi con lo sputo... in una parola, ad apparire quello che non si e’, perche’ la sostanza, purtroppo e' molto misera. Non dappertutto ovviamente e' cosi', ma anche in tante zone che sembrano bellissime, sono sicura che ci sia diversa gente che vive al di sopra delle proprie possibilita’ e che fa di tutto per tenere segreti i propri altarini, i mutui, i conti in rosso delle mille carte di credito che ti lasciano accumulare debiti purche’ tu spenda e faccia girare l’economia del consumo...
Che rabbia, gira e rigira parlo sempre di quello che non mi piace... e che alla fine non faccio una gran promozione al paese che cortesemente mi ospita. Luigi dice che sono biliosa, io gli dico che semplicemente traggo delle conclusioni da quello che osservo.
E piu’ forte di me. Insisto ancora per un secondo.
Lo sapete che il piu’ grande network di telefonia mobile americana si pubblicizza come quello con le “fewest dropped calls”? Perche’ le linee qui fanno schifo, cosi’ come i collegamenti adsl che sono lentissimi nelle case private... pero’ almeno di fatto se ne fregano sia dei modelli di cellulari (hanno tutti piu’ o meno gli stessi, due o tre marche in tutto, di qua gli italiani sembrano veramente dei maniaci) sia per esempio delle macchine (le berline qua vanno per la maggiore, soprattutto per la fascia 16-35... come se io alla matura fossi arrivata al volante di una Croma), tranne alcuni che invece si rincoglionisco e si vendono i figli al black jack di Las Vegas pur di comprarsi il modello di SUV piu’ grande e piu’ ingovernabile che c’e’ sul mercato... ma quelli ci sono anche da noi.
Ad ogni modo, visto che imperverseremo col nostro senso di inadeguatezza - e le nostre sbruffonaggini: io per sempio al volante sono diventata una bestia, facendo tutto quello che i miei 14 anni di patente in Italia mi insegnano per far impazzire gli americani caproni!- da queste parti ancora per un po’, cerchiamo perlomeno di divertirci quando capita.

Per esempio al compleanno di Luce, che seppure un po’ ristretto per via della presenza di amici e familiari - noi tre in tutto - abbiamo allegramente passato all’asilo con tanto di cup cakes per tutti i bimbi ricoperte di uno strato di panna imbarazzante (con le 4 principesse Disney all’uopo montate sopra dalle sapienti mani del pasticcere del vicino supermercato Giant) e le goodie bags preparate da me per tutti gli amichetti dell’asilo, come si usa fare qua quando un bimbo compie gli anni... Lei era tutto sommato contenta, ha avuto i suoi dieci minuti di celebrita’, poi la maestra ci ha cacciati e ce ne siamo tornati a casa a spacchettare i fiammeggianti regalini. Poca cagnara, niente zia Peppa che porta all’ultimo un vestitino fuori misura o gli amici senza figli che passano anche solo per scroccare una patatina o una pizzetta... noi qua piu’ di questa intima celebrazione non potevamo fare per la nostra creatura (visto anche il pesante clima di austerity in casa Marchionni, se vogliamo tornare in Italia a Natale), e tutto sommato lei non aveva neppure bisogno di piu’, credo.

Oggi siamo stati al Book Festival nella zona “intellettuale” e antica della citta’, molto carino soprattutto perche’ in queste occasioni gli americani non solo si ricordano, ma dedicano un’attenzione particolare ai bambini, per i quali organizzano mille tipi di attivita’, tutte gratuite e intelligentissime... e’ qualche anno che non vado al Salone del Libro, ma mi sembra di ricordare che i bambini sotto gli 11 anni fossero a mala pena ammessi. Per 15 dollari abbiamo comprato per Luce 5 libri usati ed uno nuovo.


Il mio lavoro in aiuto dei connazionali emigrati prosegue con piu’ “confidence”, mentre Luigi dice che con quest’anno ha fatto abbastanza training e spero che stia per sfornare i suoi primi assi da pubblicare. A proposito, ho scoperto che il suo lavoro si chiama piu’ correttamente quello del “scientist” piuttosto che del “researcher” come dicevo io, e vi confesso che mi fa figo da matti dirlo... Abbiamo ripreso Music Together, stiamo cercando un corso per giovani circensi (davvero!) ed io ho lasciato la palestra per optare per un autunno in piscina.
L’altra sera alla tv c’era un “tornado warning” per la zona poco piu’ sotto Baltimora, che fra gli avvisi naturalmente catastrofici ed il possibile grado di rotazione, indicava fra le precauzioni da tenere anche quella di uscire subito dalle case mobili, su ruote e prefabbricate, dalle tende e dalle casette sugli alberi.
Per rimanere sul tema televisione, vi segnalo come sempre alcune delle trasmissioni che mi vedono ormai fedele habituée: “Little people, Big world”, la storia-reality di una famiglia affetta da acondroplasia ovvero nanismo, i cui genitori sono nani, e dei quattro figli tre sono normali ed uno nano, il povero pure gemello di un baldo 15enne piu’ alto della media (minchia che sfiga vi direte voi), che davvero sono molto simpatici e fanno una vita normalissima. “The world’s most ugliest dogs”, un concorso meraviglioso con un campionario dei cagnetti piu’ storpi, spellacchiati e buffi del mondo, e da giovedi’ anche le nuove puntate di ER, giusto per sentirsi per una sera delle persone normali. Infatti, e purtroppo, quando non c’e’ niente di meglio, mi capita anche di imbattermi nel terrificante “Humanimals” sul canale piu’ morboso di tutti, il famoso Discovery Health: documentario su dei pazzi furiosi che tramite la chirurgia estetica vogliono trasformarsi in animali, fra cui c’e’ anche quello che si e’ fatto trapiantare dei sottili baffoni di acciaio sulle guancie per sembrare un gatto e quello che si e’ fatto tagliare la lingua a meta’ per sembrare una lucertola.

E come al solito, con queste perle di meta-linguaggio televisivo, vi saluto.
See ya!


Comunicazione: ai pochi ancora che non sentiamo su Skype, ricordo che adesso abbiamo anche la webcam e che fare video-chiamate di ore non costa nulla ed e’ divertentissimo! I nostri user names sono: elisabetta.girardi e marchion
besos

martedì 29 agosto 2006

Touching base

Scrivo nel mio primo seratone libero (cioe’ da single) dopo mesi... Luigi e Luce sono andati alla Pizza del martedi’... ed io mi posso ingozzare di riso e patate -il mio piatto preferito, ovviamente ripugnato dagli altri due- e guardare la trasmissione specializzata sui look delle dive alla passerella dell’ultima edizione degli Emmy awards... evvaiii!!!

Due mesi oggi sono passati dall’ultima traccia che ho lasciato su questo sito e innumerevoli storie ed avventure sono rimaste sull’orlo di essere raccontate, visti gli intensi programmi estivi che ci hanno contraddistinto.
Siamo la famiglia piu’ incasinata dell’emisfero settentrionale.
La parentesi vacanziera e’ stata piu’ una partita a risiko –l’organizzazione con tanto di calendario in pdf inoltrato a tutti mesi e mesi prima, che avrebbe fatto vergognare la Wehrmacht, si e’ rivelata un allegro carosello deriso da tutti, mentre insistevamo, con clessidra incalzante alle spalle, nei nostri blitzkrieg da parenti e amici... giusto il tempo di essere miseramente schiacciati da caldo, fatica, confusione e stralunamento- piu’ una partita a risiko, dicevo, che una rilassante posa delle nostre carni su spiagge dorate e mille baby sitter intorno a Luce... ma tant’e’.
Comunque. Il giorno dell’arrivo in Italia non poteva essere piu’ azzeccato, dato lo scalo a Parigi a poche ore dalla testata di Zidane e la diretta sulla finale dei Mondiali circondati dal calore della Famiglia nella fresca brezza estiva di Cavoretto e godutissima, nonostante il jetlag e l’ebrezza provocata da prosciutto crudo e mozzarella fresca.

Evento immediatamente successivo il matrimonio dell’anno dei pregiatissimi coniugi Cutaia (che noi affettuosamente chiamiamo al singolare “Dariosere”, da citazione Farinettiana) che oltre ad offrire una "caldissima" e sorridentissima festa ai loro amici, hanno avuto il coraggio e l'ideona di svolgere il loro viaggio di nozze negli Stati Uniti, con un tour stratosferico che ovviamente passava obbligatoriamente dal ridente Maryland... ma di quello che abbiamo fatto qua ne parlero’ dopo.

Dal wedding-day sono seguiti i soliti twister per il Nord Italia che hanno compreso, fra i pochissimi momenti di svago casualmente concessi ai piu' fortunati di voi, due diverse tappe in Toscana dai nipoti saraceni, soggiorni gressonari con quelli ariani, una notte a Bergamo, una settimana nella rovente Torino di fine luglio in compagnia di Bianca, Artu’ e la nonna, e 4 giorni in Liguria di cui 2 sotto la pioggia. Non si puo’ dire che ci siamo tolti qualcosa, tant’e’ che Luigi dopo pochi giorni sul suolo italiano ne e’ uscito completamente tuonato, con una sindrome definita dall’otorino “Vertigine parossistica benigna da stress” che di benigno aveva effettivamente l’influsso sul portafoglio del papa’ di Luigi che ha pagato senza batter ciglio –amore di padre- la pesante penale per lo slittamento del volo... Il nostro rientro invece, coraggiosamente affrontato da sola con Luce, da grande viaggatrice impavida quale sono, tanto e’ stato smooth nella tranquilla rotta oceanica, quanto stravolgente nei giorni successivi, dato che tornavo a lavorare neanche 12 ore dall’atterraggio, con la valigia di 30 kili destinata a stare a spasso per Schipol ancora altri 4 giorni, e Dariosere che arrivavano incalzanti come da programma freschi come solo due sposini con 6 settimane di congedo matrimoniale sanno essere. Perfortuna a Baltimora il clima si era un poco raffreddato (pare ci fossero 42 gradi neanche il giorno prima) e i nostri amati newlyweds, che erano piu’ devastati di noi dalle 8mila miglia on the road, fra una dormita e l'altra richiedevano timidi solo i miei famosi pancakes, due gite ad Annapolis e Washington, qualche allegra abbuffata senza pagare la tip e tre o quattro tranquille serate a disquisire in terrazzo su come eliminare la famiglia di ratti -il capostipite l'abbiamo soprannominato Urbano, come il Rattazzi, ovviamente- che in nostra assenza aveva preso possesso del nostro yard...


Io pero’ ammetto, non riesco a riprendermi dalla stanchezza... anche perche’, dopo l'ultimo fantastico week end a New York a zonzo con Dariosere che poi si sono imbarcati, siamo tornati a Baltimora alleggeriti di qualche migliaio di dollari dal nostro conto, in quanto io ho perso il mio portafoglio su un marciapiede della Quinta strada davanti a Central Park (non ho mai perso niente chesso', a Reviglisco, a San Giusto... doveva succedermi proprio nel blocco di asfalto piu’ battuto del mondo???). Mentre noi correvamo sulla quinta strada, invettando chi contro i sedicenni cingalesi saliti sul pulmann insieme a noi (dice Serena: "avevano un'aria torva"), chi contro la povera turisita italiana seduta di fianco a me (Luigi e’ sicuro che sia stata lei a soffiarmi svelta il portafoglio The Bridge da 3 kili dalla borsa), i fortunati che l’avevano trovato potevano gia’ spolpare tutte le mie carte, optando ovviamente per usare immediatamante da Macy’s quella di credito, che io pensavo di avere appena bloccato... ma che invece, scherzo del social security number, e’ stata perfettamente funzionante per tutto il week end! Se non altro questa occasione – come sempre ci sorprendiamo di quanti eventi strani ci sono gia’ capitati da quando siamo qua, un po’ per sfiga, un po’, diciamolo, perche’ siamo dei coglioni- ci ha permesso di aggiungere al carnet delle cose visitate, oltre al Guggheneheim ed il palazzo delle Nazioni Unite, anche una squallida stazione di polizia sulla 54esima, che proprio come nei film ospitava un poveraccio con le manette e la refurtiva in un sacco di juta ai suoi piedi, i riconoscimenti al merito e le targhe, e tanti poliziotti molto gentili e moltissimo palestrati, mentre fuori passava il corteo di Harley Davidson che andavano a rendere omaggio sui luoghi del 9/11... immaginate il quadretto di noi tre, con passeggino e guida alla mano, a sporgere denuncia dalla grata all'alienata -come sempre- clerk in uniforme di turno???


Piu’ o meno risolta la questione dei soldi (siamo ancora sotto indagine della Visa, che pero' dovrebbe rifonderci di tutto il maltolto) abbiamo ripreso la nostra vita. Dieci giorni fa ero tutta gasata da quello che mi aspettava in America per questo Fall Semester, con qualche novita' lavorativa poi invero sfumata, subito dopo mi sono lasciata abbattere dalle questioni bancarie e dalla stanchezza del quotidiano smazzamento di compiti, ora mi sento di nuovo un po’ piu’ positiva e ce l'ho solo con i guidatori americani di macchine enormi che non sanno parcheggiare... quindi tutto normale, non vi pare? questo e’ il segno che sono di nuovo in possesso della mia vita, confusa come sempre...
Luce da oggi e’ una Bumble (busy) bee e non piu’ una Sea Turtle, il che vuol dire passare alla classe dei tre anni con una settimana d’anticipo sul calendario. Lei, nonostante si sia rifiutata di dire una sola parola inglese per tutto il soggiorno italiano, con estremo imbarazzo dei suoi genitori che l’avevano appositamente ammaestrata, non si e’ fatta toccare molto dai mille giri che le abbiamo fatto fare. Si e’ adattata pressoche’ a tutto, cambiando letti come una consumata teatrante in tour, anche se forse avrebbe sicuramente gioito di piu’ a stare sulla spiaggia a fare castelli di sabbia con Giovanni ed Edo, o a saltare in piscina con Miki, piuttosto che stiracchiare 50 persone diverse e 10 localita’ turistiche in un mese scarso di vacanza... ma visto che, a differenza dei fortunati colleghi italiani, i bambini americani fanno si e’ uno una settimana coi genitori in tutta l’estate ed il resto al summer camp sotto aria condizionata, lei ha almeno visto tanti posti ed ha mangiato bene... e poi le sto preparando una fantastica festa alla scuoletta sull'orma della migliore tradizione trash americana (cappellini, torta decoratissima, goody bags)... vi faro' avere il resoconto della giornata nel prossimo blog.
A me invece rimane l’amaro, oltre a quello di aver fatto solo due bagni in croce, di non aver rivisto la mia Trieste, per la quale nutro ancora piu’ grandi aspettative la prossima volta che intravedero’ da Sistiana e che pero’ ho ritrovato tale e quale a come me la ricordero' sempre sull’ottimo libro di Mauro Covacich, che consiglio a tutti, patocchi e non...
e ovviamente di non aver visto persone che ci sono sfuggite per varie ragioni... so see you then, you will be the first next time... we love you all my friends -come direbbe ammiccante e un po' brillo il nostro vicino di casa Marty.

Piacere intanto di avervi comunque ritrovato qua.
ps. prometto che ritornero' anche a parlare di America (argomento forse un po' piu' interessante delle nostre cazzate)... lasciatemi scrutare ed origliare ancora un po', che ultimamente sono una noiosona e in vacanza avevo perso l'abitudine!

martedì 30 maggio 2006

Ladri in Amazzonia

Causa discesa a Baltimora di nebbia amazzonica con l'arrivo delle prime torride temperature (oggi 96 gradi F, circa 35 C, con umidita' al 200 %), per mancanza di tempo conseguente i nuovi ritmi lavorativi ma soprattutto per indisponibilita' del mezzo necessario a compiere questa missione -e cioe' aggiornare un blog- dovuta a furto subito a casa Marchionni, sono costretta a fare solo un breve elenco delle attivita' che ci hanno segnati in queste ultime tre settimane:

-- evento piu' recente e piu' torbido da commentare, come vi ho anticipato, e' la sparizione del mio computer dalla mia postazione-studio al primo piano della nostra casa vittoriana. Che fossimo in un quartiere con molta gente "di passaggio" lo sapevamo, certo non mi aspettavo che "passassero" cosi' in fretta a farci visita in casa dei brutti ceffi, che, evidentemente non invitati, la sera di dieci giorni fa hanno avuto l'ardire e l'ardore di arrampicarsi sul balcone del primo piano dal nostro giardinetto, entrare nello studio, scollegare con calma tutti i cavi e saltare giu' con mio IBook sottobraccio... il tutto alle nove e mezza con noi in casa a guardare la televisione e Luce a dormire (speriamo noi, magari invece si e' pure lanciata sguardi incuriositi con l'intruso) nella camera di fianco... quando ce ne siamo accorti era gia' tutto compiuto e ora abbiamo solo il rimpianto di non aver tenuto l'allarme alle porta come facevamo appena entrati qua, la luce accesa in giardino e, soprattutto, le porte chiuse a chiave... ma come sapete la voglia di sentirsi bene a casa puo' a volte prevalere sulle compulsioni a precauzionarsi dai malintenzionati, cui perlatro eravamo anche abituati in Italia... comunque, nonostante qua la polizia faccia di tutto per combattere il crimine, agendo per lo piu' con gli elicotteri, ed il faro di luce sfiori la nostra alley praticamente una sera si' ed una no, mi piace pensare che ci siamo fatti gabbare dai nostri vicini di casa, che hanno il balcone praticamente comunicante al nostro e che in finire di anno accademico (che e' un vero e proprio evento da queste parti) volevano fare piu' una goliardata che altro... ad ogni modo, chi sa quanto sono morbosamente attaccata a questo genere di cose materiali (che pero' rappresentano una bella fetta di mia vita personale, attraverso le foto, le email, i racconti che custodivo solo, ovviamente, su formato elettronico) puo' immaginare il mio stato di prostrazione, unito alla rabbia di non aver fatto un back up di recente seppure mi fosse gia' successa una cosa simile...


-- mi convinco sempre di piu' che gli americani, gia' abbastanza mollaccioni di indole e a differenza degli inglesi, non hanno assolutamente il senso dell'umorismo. Tranne qualche pubblicita' carina e qualche gag passabile del Saturday Night Live, non sanno prendersi in giro e fanno sempre le stesse battute imbarazzanti, specialmente nelle occasioni seriose, tutti con lo stesso tono, lo stesso gergo e le stesse smorfie. E' una cosa che non sopporto. Forse per questo una bambina che ha imparato a dire tutto d'un fiato "labominevoleuomodellenevi" passa per la nuova Zelig in erba e stupisce per quanto e' sveglia. Scampata indenne alla brutta avventura, continua a deliziarci con gesti da grande e sfodera traduzioni italiano-inglese-italiano meglio del Ragazzini. Continuo pero' a non capire da dove abbia preso la ruffianaggine e l'atteggiamento da piccolo istrione... e ho il sospetto che, a differenza di noi due, diventera' una ras della gang, una capetta alla "giovani canaglie"...
-- la mia attivita' pseudo-diplomatica in ufficio prosegue con qualche piccolo intoppo sulle complicate pratiche da imparare ma tante soddisfazioni in relazione ai mille casi umani che si possono presentare -e risolvere- ad un consolato (connazionali dai nomi impronunciabili -oggi per esempio uno che faceva Procolo di nome- e le origini incerte che rientrano in Italia per farsi preti e hanno perso la cittadinanza, buffi americani che richiedono visti per anni sabbatici in toscana con 4 figli al seguito, vecchiette che si presentano con le ceneri del marito per riscattare la pensione etc...) e devo dire che una delle cose che mi piace di piu' e' andare a lavorare a downtown insieme a tutti i white-collars, avere il mio bel parcheggio pagato in centro al 7 piano di un palazzo che ai piedi ha concentrati tutti i locali porno di Baltimore, cambiarmi le scarpe in macchina, chiacchierare con la mia collega mentre trito la carta nell'apposito paper shredder...
-- la nostra social life ha ripreso dopo una pausa con 1) un BBQ ieri nel nostro giardino per il Memorial day, giorno in cui gli americani ricordano sommessi tutti i militari morti nelle guerre e gli italiani invece sceglievano di esorcizzare l'arrivo del torrido clima con salsicce volanti, bagni nelle bacinelle per i piu' piccoli e Bruce Springsteen a palla, udibile anche a 10 blocchi di distanza. 2) una cena con i vicini (non i ladri, gli altri: i cinquantenni ex-sessantottini) cosi' innamorati del vino italiano che tutte le settimane tirano fuori dalla loro cantina chicche tipo un Barbaresco del '78 da far assaggiare a Luigi, 3) una festa di compleanno di un bambino indiano con invitati tutti in sari meravigliosi 4) un pranzo nell'iper dinamica zona di Bethesda ed una gita in Virginia al parco nazionale delle Great Falls con il piu' grande tifoso rumeno granata del Maryland 5) svariate cene a base dei soliti hambugher, quesadillas al pollo e formaggio e macaroni and cheese.

Ho esaurito il tempo a disposizione che Luigi mi ha concesso stasera, e mi sono bruciata anche quello che dovevo utilizzare su Amazon alla ricerca di un nuovo computer e sulla differita di Un Posto al sole.
Spero di farcela a scrivere prima dei Mondiali (per i quali abbiamo gia' organizzato un ponte Baltimore-Washington e incontri segreti nel nostro basement, visto che l'Italia e' in girone con gli USA), mentre abbiamo scoperto con orrore che la sera della finale saremo in aereo sull'oceano. Fra tutti quelli a cui non scrivo da secoli (Elisa, Silvia, Elena, Laura per esempio) approfitto per fare gli auguri in ritardo (da parte di Luce) a Ilaria che ha fatto tre anni, a Carlotta che si sposa a settembre e a Guido in anticipo che fra qualche giorno ne fa 35. Perdonatemi ma faccio assai fatica a comunicare questi giorni (ed in ufficio il console mi sta col fiato sul collo), anche se vi penso sempre, davvero.

Elisabetta

venerdì 5 maggio 2006

Un posto nel mondo

E’ finita la pacchia.
Addio ai ritmi trascinati, ai collages con le vecchie foto, alla comoda trasandatezza della casalinga, alla pratica di intrecciare i cestini di vimini (questo in realtà non lo faccio, ma mi piaceva la citazione da un film che adoro)… Ho trovato lavoro. Ed è una proposta, che, come si dice, non posso rifiutare.


Mi hanno offerto di collaborare con il Consolato Italiano (Onorario) di Baltimore, principalmente come Secretary-General di una Fondazione – The Italian Cultural Center - che si occupa di promozione dell’Italianità a vari livelli. Inoltre aiuterò a compiere la normale amministrazione consolare, che vuol dire, oltre a farsi tutti gli affari degli italiani residenti in Maryland (quelli più succosi: separazioni, morti, nascite, cambi di sesso), e a svolgere una serie di pratiche pallosissime, anche di godere di quello status da “diplomatici” che partecipano alle cene di beneficenza, fanno rappresentanza, in una parola: se la tirano. Non immaginatevi un palazzo storico, il salone delle feste, la macchina blu con le bandierine… la sede, che seppure nel distretto economico, è grande metà di casa nostra, è priva di qualsiasi atmosfera favolesca, e ospita tre persone in tutto, fra cui il Console stesso, che non assomiglia per niente al Richard Gere del famoso film... Ad ogni modo, da lunedì lavorerò 5 ore al giorno e avrò il massimo della flessibilità che solo un datore di lavoro italiano può offrirmi nell’America dei workaholic, e –cosa più importante- tutto quello che guadagnerò sarà completamente esente tasse, come una vera apolide. Un bel cambiamento. Ammetto che la soluzione per ora non è male e visto che nei miei sogni di ragazzina c’erano tra gli altri (attrice, cantante, doppiatrice, archeologa) anche quelli di diventare o un’ambasciatrice o il Segretario Generale delle Nazioni Unite (Kofi Annan, per intenderci), mi sembra che questa, almeno sulla carta, è sicuramente la cosa più vicina che potesse capitarmi di fare…
Per togliermi poi lo sfizio di lavorare con gli americani veri, sono anche riuscita, per altre vie e grazie all’aiuto di un amico italiano, ad entrare (come volontaria) in un Comitato per il gemellaggio Baltimore-Genova voluto dal nostro sindaco O' Malley (che tra l’altro è un figo pazzesco e suo figlio Jack è compagno di asilo di Luce) e ho cominciato le prime lezioni private di italiano con un pediatra nigeriano molto gentleman che ha bisogno di me perché sta cercando di far innamorare di sé una donna italiana… Unico neo è che dovrò forse abbandonare la palestra dove Marcus (il trainer rasta del YMCA) mi saluta in italiano tutte le mattine con un “Ciao, bel corpo”: voleva la traduzione della stessa medesima frase in inglese, giuro, e anche se vi sembra improbabile io mi godo questo complimento come il primo di questo genere –e ultimo- della mia vita.
Nel frattempo siamo stati alla very american Hopkins Spring Fair, nel campus qua vicino, che oltre ad offrire ogni genere di schifezza da mangiare, baracchini promuoventi qualsiasi tipo di attività studentesca, atleti della squadra universitaria di Lacrosse appollaiati sopra enormi vasche d’acqua, pronti a cadere rovinosamente se centrati nel bersaglio, e giostre per bimbi, aveva anche, nascosto, un recinto per gli alcolizzati, separato dagli altri pratini sopra cui delicati studenti prendevano il sole, dove chi osava voler sorseggiare una birretta fresca veniva tatuato con un braccialetto (che ho dovuto mettere anch’io seppur astemia, solo per entrare –con carta d’identità alla mano, of course- ad accompagnare Luigi)… e guai ad uscire col bicchiere in mano, potreste essere multati. Non so come, ma l’immagine ci ha subito catapultati alle sagre alcoliche di San Damiano, Basovizza o alle enoteche italiane, francesi, spagnole che trasformano interi quartieri in giganteschi dehors … Qui infatti si può bere solo a casa propria, nei bar e mai per strada: è per quello che quando compri una bottiglia di vino te la incartano, per non turbare gli animi dei proibizionisti – che evidentemente sono la maggioranza… e sono gli stessi che censurano i culetti rosa di bambini in tv (anche quelli di sei mesi) e che però fanno vedere i pestaggi dei “cops” contro gli immigrati alle sette di sera… ma di questo ho già parlato.


Mentre le nostre attività si stanno svolgendo di nuovo per lo più all’aperto - i prati verdissimi appena tagliati ovunque sono davvero invitanti - gli americani si stanno piano piano ritirando nelle loro case enormi dal clima controllato, confermando la tesi che la vita indoor, nei mall, nei parcheggi multipiano, nelle family room dalle finestre inchiodate, è molto meglio che quella outdoor, nonostante, ripeto, trattino con una cura quasi esasperata i loro giardinetti…
Ieri puntata spettacolare di ER in Darfur. La situazione umanitaria è ormai inaccettabile lì, e per fortuna qua se ne stanno accorgendo. Ho voglia di esotico. Vorrei andare a trovare la mia amica Silvia in Africa e poter fare qualcosa per qualcuno anzichè lamentarmi di come vivono gli americani.
Fra qualche w-e andremo al mare in Delaware per assaggiare la brezza oceanica e le lunghe spiagge, in attesa dei veri tuffi nel mediterraneo. A proposito, e’ da un po’ che m’immagino il ritorno a Barcola come "Il ragazzo della Via Gluck"… chissà perche’ penso che dopo un anno non riconoscerò più niente, come se la geografia di Trieste offrisse chissà che evoluzioni urbanistiche…

L’altra settimana ho fatto una piccola conferenza sull’Unione Europea al Centro studi della mia amica sarda, che mi ha abbastanza gasato ma mi ha anche riportato indietro nel tempo, quando l’Europa era il mio pane, avevo il bidone della spazzatura sotto casa (e non dovevo seguire una rigida agenda per il riciclaggio dei rifiuti, che se non imbrocchiamo, è una vera tragedia) e non mi scervellavo al supermercato per trovare una cera per i pavimenti (che qui inspiegabilmente non esiste, pure essendo l’80% delle case in legno).
Luigi ed io abbiamo deciso di parlare inglese tra di noi, perché ci sentiamo un po’ su un binario morto, mentre Luce ha preso un accento strano anche parlando italiano, che ormai assomiglia sempre di più al catanzarese, visto che aspira tutte le parole per imitare il suono dell’inglese. E’ una gioia indescrivibile vederla fare queste scoperte (l’altro giorno l’ho sentita parlare in inglese al gatto, oggi ha dimostrato di sapere leggere tutte le lettere dell'alfabeto tranne la i) e accorgersi che sta anche diventando (finalmente, aggiungo io) molto più mammona: tipica fase pre-edipica credo, perchè dopo questo fatuo innamoramento per me poi vorrà uccidermi per eliminare una concorrente e riconquistare suo padre. Intanto questo suo rendersi conto dei ruoli maschi-femmine e il desiderio per esempio di mascherarsi da regina e principessa a me fa molta tenerezza. A scuola le hanno fatto una tesserina con tanto di foto segnaletica e minuscole impronte digitali da diffondere sul cartone del latte nel caso di "missing children". Da quel giorno non la perdo d'occhio neanche quando devo andare in bagno.

Questa volta ho lasciato il mio flusso di pensieri un po’ più sciolto, come un vero blog. Sarà che dalla prossima settimana non potrò più scrivere, che mi viene da raccontarvi tutte le cose che ho paura di dimenticarmi. Sarà invece che con questo nuovo lavoro, che pur mi ha permesso di conquistare un posticino nel mondo e di poter contribuire al bilancio familiare, mi sento anche meno libera, meno creativa... e maledettamente, definitivamente e prepotentemente

incastrata.