Due mesi oggi sono passati dall’ultima traccia che ho lasciato su questo sito e innumerevoli storie ed avventure sono rimaste sull’orlo di essere raccontate, visti gli intensi programmi estivi che ci hanno contraddistinto.
Siamo la famiglia piu’ incasinata dell’emisfero settentrionale.
La parentesi vacanziera e’ stata piu’ una partita a risiko –l’organizzazione con tanto di calendario in pdf inoltrato a tutti mesi e mesi prima, che avrebbe fatto vergognare la Wehrmacht, si e’ rivelata un allegro carosello deriso da tutti, mentre insistevamo, con clessidra incalzante alle spalle, nei nostri blitzkrieg da parenti e amici... giusto il tempo di essere miseramente schiacciati da caldo, fatica, confusione e stralunamento- piu’ una partita a risiko, dicevo, che una rilassante posa delle nostre carni su spiagge dorate e mille baby sitter intorno a Luce... ma tant’e’.


Evento immediatamente successivo il matrimonio dell’anno dei pregiatissimi coniugi Cutaia (che noi affettuosamente chiamiamo al singolare “Dariosere”, da citazione Farinettiana) che oltre ad offrire una "caldissima" e sorridentissima festa ai loro amici, hanno avuto il coraggio e l'ideona di svolgere il loro viaggio di nozze negli Stati Uniti, con un tour stratosferico che ovviamente passava obbligatoriamente dal ridente Maryland... ma di quello che abbiamo fatto qua ne parlero’ dopo.
Dal wedding-day sono seguiti i soliti twister per il Nord Italia che hanno compreso, fra i pochissimi momenti di svago casualmente concessi ai piu' fortunati di voi, due diverse tappe in Toscana dai nipoti saraceni, soggiorni gressonari con quelli ariani, una notte a Bergamo, una settimana nella rovente Torino di fine luglio in compagnia di Bianca, Artu’ e la nonna, e 4 giorni in Liguria di cui 2 sotto la pioggia. Non si puo’ dire che ci siamo tolti qualcosa, tant’e’ che Luigi dopo pochi giorni sul suolo italiano ne e’ uscito completamente tuonato, con una sindrome definita dall’otorino “Vertigine parossistica benigna da stress” che di benigno aveva effettivamente l’influsso sul portafoglio del papa’ di Luigi che ha pagato senza batter ciglio –amore di padre- la pesante penale per lo slittamento del volo... Il nostro rientro invece, coraggiosamente affrontato da sola con Luce, da grande viaggatrice impavida quale sono, tanto e’ stato smooth nella tranquilla rotta oceanica, quanto stravolgente nei giorni successivi, dato che tornavo a lavorare neanche 12 ore dall’atterraggio, con la valigia di 30 kili destinata a stare a spasso per Schipol ancora altri 4 giorni, e Dariosere che arrivavano incalzanti come da programma freschi come solo due sposini con 6 settimane di congedo matrimoniale sanno essere. Perfortuna a Baltimora il clima si era un poco raffreddato (pare ci fossero 42 gradi neanche il giorno prima) e i nostri amati newlyweds, che erano piu’ devastati di noi dalle 8mila miglia on the road, fra una dormita e l'altra richiedevano timidi solo i miei famosi pancakes, due gite ad Annapolis e Washington, qualche allegra abbuffata senza pagare la tip e tre o quattro tranquille serate a disquisire in terrazzo su come eliminare la famiglia di ratti -il capostipite l'abbiamo soprannominato Urbano, come il Rattazzi, ovviamente- che in nostra assenza aveva preso possesso del nostro yard...

Io pero’ ammetto, non riesco a riprendermi dalla stanchezza... anche perche’, dopo l'ultimo fantastico week end a New York a zonzo con Dariosere che poi si sono imbarcati, siamo tornati a Baltimora alleggeriti di qualche migliaio di dollari dal nostro conto, in quanto io ho perso il mio portafoglio su un marciapiede della Quinta strada davanti a Central Park (non ho mai perso niente chesso', a Reviglisco, a San Giusto... doveva succedermi proprio nel blocco di asfalto piu’ battuto del mondo???). Mentre noi correvamo sulla quinta strada, invettando chi contro i sedicenni cingalesi saliti sul pulmann insieme a noi (dice Serena: "avevano un'aria torva"), chi contro la povera turisita italiana seduta di fianco a me (Luigi e’ sicuro che sia stata lei a soffiarmi svelta il portafoglio The Bridge da 3 kili dalla borsa), i fortunati che l’avevano trovato potevano gia’ spolpare tutte le mie carte, optando ovviamente per usare immediatamante da Macy’s quella di credito, che io pensavo di avere appena bloccato... ma che invece, scherzo del social security number, e’ stata perfettamente funzionante per tutto il week end! Se non altro questa occasione – come sempre ci sorprendiamo di quanti eventi strani ci sono gia’ capitati da quando siamo qua, un po’ per sfiga, un po’, diciamolo, perche’ siamo dei coglioni- ci ha permesso di aggiungere al carnet delle cose visitate, oltre al Guggheneheim ed il palazzo delle Nazioni Unite, anche una squallida stazione di polizia sulla 54esima, che proprio come nei film ospitava un poveraccio con le manette e la refurtiva in un sacco di juta ai suoi piedi, i riconoscimenti al merito e le targhe, e tanti poliziotti molto gentili e moltissimo palestrati, mentre fuori passava il corteo di Harley Davidson che andavano a rendere omaggio sui luoghi del 9/11... immaginate il quadretto di noi tre, con passeggino e guida alla mano, a sporgere denuncia dalla grata all'alienata -come sempre- clerk in uniforme di turno???

Piu’ o meno risolta la questione dei soldi (siamo ancora sotto indagine della Visa, che pero' dovrebbe rifonderci di tutto il maltolto) abbiamo ripreso la nostra vita. Dieci giorni fa ero tutta gasata da quello che mi aspettava in America per questo Fall Semester, con qualche novita' lavorativa poi invero sfumata, subito dopo mi sono lasciata abbattere dalle questioni bancarie e dalla stanchezza del quotidiano smazzamento di compiti, ora mi sento di nuovo un po’ piu’ positiva e ce l'ho solo con i guidatori americani di macchine enormi che non sanno parcheggiare... quindi tutto normale, non vi pare? questo e’ il segno che sono di nuovo in possesso della mia vita, confusa come sempre...
Luce da oggi e’ una Bumble (busy) bee e non piu’ una Sea Turtle, il che vuol dire passare alla classe dei tre anni con una settimana d’anticipo sul calendario. Lei, nonostante si sia rifiutata di dire una sola parola inglese per tutto il soggiorno italiano, con estremo imbarazzo dei suoi genitori che l’avevano appositamente ammaestrata, non si e’ fatta toccare molto dai mille giri che le abbiamo fatto fare. Si e’ adattata pressoche’ a tutto, cambiando letti come una consumata teatrante in tour, anche se forse avrebbe sicuramente gioito di piu’ a stare sulla spiaggia a fare castelli di sabbia con Giovanni ed Edo, o a saltare in piscina con Miki, piuttosto che stiracchiare 50 persone diverse e 10 localita’ turistiche in un mese scarso di vacanza... ma visto che, a differenza dei fortunati colleghi italiani, i bambini americani fanno si e’ uno una settimana coi genitori in tutta l’estate ed il resto al summer camp sotto aria condizionata, lei ha almeno visto tanti posti ed ha mangiato bene... e poi le sto preparando una fantastica festa alla scuoletta sull'orma della migliore tradizione trash americana (cappellini, torta decoratissima, goody bags)... vi faro' avere il resoconto della giornata nel prossimo blog.
A me invece rimane l’amaro, oltre a quello di aver fatto solo due bagni in croce, di non aver rivisto la mia Trieste, per la quale nutro ancora piu’ grandi aspettative la prossima volta che intravedero’ da Sistiana e che pero’ ho ritrovato tale e quale a come me la ricordero' sempre sull’ottimo libro di Mauro Covacich, che consiglio a tutti, patocchi e non...
e ovviamente di non aver visto persone che ci sono sfuggite per varie ragioni... so see you then, you will be the first next time... we love you all my friends -come direbbe ammiccante e un po' brillo il nostro vicino di casa Marty.
Piacere intanto di avervi comunque ritrovato qua.
